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6 maggio ore 17:00 presso il museo DaDoM

Gli animali velenosi possono ispirare terrore o repulsione, ma anche curiosità e meraviglia per i loro incredibili adattamenti, che si sono rivelati risorse preziose per lo sviluppo di applicazioni farmacologiche e biotecnologiche.

Ma cosa modula il nostro stato soggettivo nella relazione con il mondo che vive, che pulsa, che muore? Ne parliamo con Elena Gagliasso nel corso nel prossimo appuntamento della mostra Veleni d’aMare, organizzato in collaborazione con Fondazione Dohrn e Amici dell’Acquario.

La Professoressa Elena Gagliasso, Epistemologa e Filosofa della Scienza e delle Scienze del vivente presso Sapienza Università di Roma, è una pensatrice internazionalmente nota in metodologia e storia della biologia moderna, eco-evoluzionismo, scienze e politiche dell’ambiente, e relazioni scienza-società. Autrice di più di 300 articoli e diversi volumi, nella sua ricerca integra biologia evoluzionistica e pensiero ecologico.

La professoressa Gagliasso affronterà il tema di come i nostri stati percettivi e immaginativi siano alla radice dell’atteggiamento di compartecipazione o di ripulsa con il resto dei viventi: per Charles Darwin ‘fratelli’.

Siamo tutti ‘creature di un unico mondo’ ma biofobie e biofilie scorrono in forme molto differenti tra le persone e le culture. Insieme alla professoressa Gagliasso, esploreremo sia le biofobie specifiche nei confronti di particolari organismi che il sentimento diffuso di ripulsa rispetto al vivente, esaminandone origini e implicazioni. Discuteremo anche di biofilia come stato di compartecipazione e condivisione del mondo con molti organismi e del suo legame con la meraviglia. È la pratica viva della meraviglia che permette di riconoscerela propria appartenenza al resto della natura vivente e, come ricordava Rachel Carson, ‘può durare in eterno’.

 

Veleni daMare 6 maggio 2026

Vince il sequenziamento del GENOMA, fondamentale per comprenderne l’evoluzione

Cumnia Intertexta, la cosiddetta Lumaca vampiro, è stata eletta Mollusco dell’Anno 2026.

La specie è stata candidata al riconoscimento mondiale da un team di ricercatori guidato da Maria Vittoria Modica (zoologa del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine, che studia questa specie da tempo) e formato dai colleghi Marco Oliverio (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin, Sapienza Università di Roma), Giulia Furfaro e Michele Solca (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento).

Cumia intertexta ha superato altre 4 specie ottenendo 5506 voti in una call scientifica globale durante la finale della competizione Mollusc of the Year 2026, promossa dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte che insieme alla Unitas Malacologica, la società che riunisce gli studiosi di molluschi di tutto il mondo ha preselezionato le 5 finaliste tra decine di candidature.

Unica specie del Mediterraneo candidata in questa edizione del concorso, Cumia intertexta è un piccolo gasteropode che ha una strategia alimentare decisamente insolita per un mollusco: si nutre infatti del sangue di diverse specie di pesci, che vengono avvicinati durante la notte mentre riposano sul fondale, grazie all’olfatto particolarmente sviluppato che permette alla lumaca vampiro di localizzare con precisione l’ospite. Quando si trova in prossimità del pesce, la Cumia usa una proboscide flessibile (lunga 10 volte la conchiglia!), dotata di minuscoli denticoli, per agganciarsi alla pelle del pesce e creare al contempo una piccola lacerazione grazie alla quale può iniziare il suo pasto di sangue.

Una volta sazia, ritira la proboscide e torna a nascondersi, lasciando il pesce stordito ma vivo… fino al prossimo pasto!

La specie, di cui il team ha individuato una popolazione nelle acque costiere di Porto Cesareo, in Puglia, abita il mediterraneo meridionale ed è l’unica rappresentante nel nostro mare della famiglia Colubrariidae, che comprende un centinaio di specie per lo più ematofaghe, ovvero che succhiano il sangue ai pesci. Queste lumache vivono prevalentemente in acque basse della fascia tropicale e subtropicale, nascondendosi di giorno sotto i sassi o nelle fessure delle rocce e delle barriere coralline, per attivarsi di notte. Le loro vittime preferite sembrano essere i pesci pappagallo per la loro abitudine di rifugiarsi ogni notte nello stesso sito. Sebbene raro, il vampirismo si è evoluto indipendentemente più volte nei gasteropodi, con specie ematofaghe anche nelle famiglie Cancellariidae e Marginellidae. Tutte queste famiglie appartengono allo stesso gruppo, quello dei neogasteropodi, caratterizzato da uno stile di vita predatorio in cui spesso la preda viene paralizzata grazie alla produzione di tossine, come nelle più note specie del genere Conus, in grado di iniettare un veleno neurotossico lanciando dei dardi acuminati.

Anche in Cumia intertexta sono state identificate numerose tossine: proteine ad azione citolitica, ovvero in grado di rompere le membrane cellulari e facilitare l’accesso ai vasi sanguigni; enzimi che aumentano la pressione del pesce e quindi la “portata” del sangue e la velocità a cui viene ingerito; neurotossine che anestetizzano il pesce durante il pasto; e una serie di peptidi anticoagulanti e antiaggreganti che mantengono il sangue fluido. Diverse di queste molecole bioattive potrebbero servire per sviluppare nuovi farmaci e sono attualmente allo studio in collaborazione con medici e farmacologi.

Imprescindibile a questo punto per avanzare nella ricerca è la conoscenza dell’organizzazione del genoma di questa specie, che può fornire informazioni fondamentali sulla variabilità genetica alla base della produzione dei composti bioattivi, rendendo la nostra Cumia intertexta una specie modello per la venomica, la disciplina che studia i veleni ed i sistemi veleniferi in natura. Si tratta di un’area di ricerca molto promettente per la scoperta di composti bioattivi potenzialmente applicabili sulla specie umana (bioprospecting). Sfrutta infatti i milioni di anni di ottimizzazione effettuata dalla selezione naturale che hanno permesso agli organismi velenosi di produrre composti bioattivi estremamente potenti e specifici per i loro target molecolari. Tra l’altro, i pesci hanno dei meccanismi di coagulazione molto efficienti, per compensare il maggior rischio di sanguinamento in ambiente aquatico, il che rende la ricerca sugli ematofagi marini particolarmente interessante.

Il team desidera ringraziare di cuore le migliaia di persone che hanno permesso alla lumaca vampiro, grazie ai loro voti e all’interesse dimostrato, di ottenere questo importante riconoscimento!

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Evento dedicato a Scuole secondarie di secondo grado classi terze e quarte

Il prossimo 29 maggio, l’Auditorium dell’Agenzia Spaziale Italiana ospiterà l’evento "UPGRADE 1946: è il mio turno. 80 anni dal voto delle donne, il futuro inizia ieri", un’iniziativa corale promossa dai Comitati Unici di Garanzia (CUG) di ASI ISS, ISTAT, INAPP, CNR, ENEA, ISPRA, CREA, AIFA, ENAC, INVALSI, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Sapienza Università di Roma, UnivAQ (L'Aquila), Unimore (Modena e Reggio Emilia).

Punto di partenza per il dibattito sull'evoluzione dei diritti e delle libertà sarà la proiezione del film "C’è ancora domani" di Paola Cortellesi, un'opera potente che guiderà la riflessione collettiva.

Il programma prevede un dialogo dinamico tra scienza, storia e società, arricchito dalla partecipazione di relatrici e relatori d'eccezione che offriranno "pillole" di approfondimento sui temi dell'evoluzione sociale e dei diritti:

  • Rosanna Oliva de Conciliis: attivista per i diritti e scrittrice;
  • Elena Caruso: ricercatrice universitaria presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bristol (UK);
  • Luciana Delfini: avvocata, presidente del Comitato Pari Opportunità dell'Ordine degli Avvocati di Roma e Consigliera regionale di parità supplente per la Regione Lazio;

Moderatore dell’evento Antonio Tintori Scienziato Sociale CNR

Protagonisti assoluti saranno le studentesse e gli studenti, che animeranno l'evento presentando i propri reel e interagendo attivamente con le/gli ospiti e il pubblico in sala, rendendo il confronto un vero momento di scambio generazionale.

Modalità di partecipazione: Le classi interessate a partecipare in presenza presso l'Auditorium ASI devono procedere alla registrazione obbligatoria tramite il seguente link: Evento UPGRADE 1946: è il mio turno – Compila modulo

Non saranno prese in considerazione richieste prive della lettura, comprensione e conferma dell'Informativa ex artt. 13 e 14 Reg. UE 2016/679 e dichiarazioni liberatorie o mancanti di informazioni relative ai contatti del richiedente.

Le iscrizioni saranno accolte fino al raggiungimento della capienza massima dei posti disponibili.

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus), il vertebrato più longevo conosciuto, può vivere per centinaia di anni. Uno studio guidato dalla Scuola Normale Superiore di Pisa (SNS), in collaborazione con CNR di Pisa, Stazione Zoologica Anton Dohr di Napoli (SZN) e Università di Genova ha mostrato che questi animali convivono con gravi patologie cardiache — come fibrosi, danni mitocondriali e stress ossidativo — senza che ciò ne comprometta la sopravvivenza nelle profondità oceaniche.

A spiegarlo è il professor Alessandro Cellerino (SNS): “La chiave è il fenomeno della ‘resilienza’, che in fisiologia indica la capacità di un organismo di mantenere le sue funzioni anche in presenza di una patologia. Qui abbiamo il caso di un vertebrato il cui cuore può convivere con lesioni cardiache letali per la specie umana. Se riuscissimo a comprendere i meccanismi molecolari che consentono questa grande capacità di adattarsi, avremo la possibilità di identificare meccanismi sinora inesplorati che -se attivati- potrebbero favorire un invecchiamento in salute e una maggiore longevità anche nell’uomo”.

“L’analisi istologica ha rivelato che le lesioni presenti nei cuori degli squali della Groenlandia non sono conseguenze della vita in profondità, in quanto assenti nello squalo lanterna, e sono presenti solo in parte e non sono così estreme nel killifish anziano. In particolare, sono state osservate estese fibrosi interstiziali e perivascolari in tutto il miocardio ventricolare, un estremo accumulo di lipofuscina (nota come il “pigmento dell’invecchiamento”) nei cardiomiociti, un’abbondante deposizione del marcatore di stress ossidativo 3-nitrotirosina ed un esteso danno ai mitocondri, spiega Cellerino -. Nonostante la presenza di questi molteplici marcatori tipici dell’invecchiamento, questi esemplari apparivano sani e fisiologicamente integri al momento della cattura. Il segreto per loro sembra quindi essere la capacità non di evitare, ma di adattarsi a queste lesioni cardiache”.

“Quando ho messo il primo vetrino sotto al microscopio non ho creduto ai miei occhi, e intendo letteralmente! Ho subito pensato a un errore tecnico o a un problema di quello specifico campione, non era possibile tutta quella fibrosi in un animale vivente. I dati e gli esperimenti dei mesi successivi hanno però confermato quello che sembrava impossibile, stavamo guardando tessuti cardiaci di animali sani, e addirittura centenari” commenta la Dott.ssa Elena Chiavacci (SNS).

La ricerca, condotta nel 2025 con istituti italiani e internazionali, ha analizzato i tessuti cardiaci di dieci esemplari, confrontandoli con specie a vita più breve. Ha contribuito anche la dott.ssa Eva Terzibasi Tozzini, neurobiologa della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli: “Questi risultati indicano che la longevità dello squalo della Groenlandia deriva dalla capacità di tollerare e compensare il danno tissutale e dimostra una volta ancora come lo studio dell’evoluzione, i processi adattativi e la biologia degli organismi marini abbia implicazioni anche per la salute umana.”

Il prossimo passo sarà identificare i meccanismi molecolari alla base di questa resilienza, con possibili ricadute sullo studio dell’invecchiamento in salute.

Un contributo fondamentale allo studio è stato offerto dal professor John Fleng Steffensen dell’Università di Copenaghen, tra i primi a descrivere la straordinaria longevità della specie, recentemente scomparso. “questo studio è dedicato alla sua memoria” conclude Cellerino.

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I ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno documentato la presenza di una popolazione di grandi squali a circa 200 metri di profondità tra Ischia e Capri. Pubblicato articolo scienfico su Ecology

I ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno documentato la presenza di una popolazione di squali di grandi dimensioni in prossimità dell’area urbana di Napoli, nell’ambito delle attività finanziate dal National Biodiversity Future Center (NBFC-PNRR). In un articolo scientifico pubblicato sulla rivista internazionale Ecology, gli autori riportano l’osservazione di un’aggregazione di squali capopiatto (Hexanchus griseus), con individui che raggiungono fino a 5 metri di lunghezza, associata a biocostruzioni profonde localizzate tra le isole di Ischia e Capri.

Pochi individui erano già stati osservati in precedenza durante immersioni con ROV (veicoli operati da remoto) coordinate dal collega dott. Simonepietro Canese, ma non avevamo idea che ce ne fossero così tanti in un’area così piccola”, afferma Simona Noè, autrice principale dello studio. «Probabilmente beneficiano di una certa protezione grazie ai banchi di coralli di acque profonde presenti sul reef che, scoraggiando le attività di pesca, possono offrire un potenziale rifugio a questi esemplari», aggiunge.

Per la raccolta dei dati, i ricercatori hanno impiegato sistemi video subacquei costruiti su misura e dotati di esche per attirare gli squali. Questi sistemi, realizzati in collaborazione con i tecnologi dalla Core Facility ‐ Infrastrutture per la Ricerca a Mare (IRM) della Stazione Zoologica Anton Dohrn, consentono di stimare l’abbondanza dei pesci, senza ucciderli né ferirli, e a costi relativamente bassi.

Sebbene questa specie possa raggiungere dimensioni paragonabili a quelle dello squalo bianco, non rappresenta una minaccia per l’uomo. Di solito vive in acque più profonde, in questo caso gli avvistamenti sono avvenuti a una profondità di circa 200 metri, e nel Mar Mediterraneo si nutre principalmente di piccoli pesci.

“H. griseus potrebbe svolgere un ruolo importante negli ecosistemi di acque profonde, trasportando nutrienti dagli strati superficiali alle profondità”, commenta il responsabile del progetto, Trevor Willis, “ma al momento ne sappiamo ancora molto poco”.

Nonostante la specie venga occasionalmente catturata come by-catch nelle attività di pesca, non sono disponibili stime affidabili sull’abbondanza delle popolazioni locali”, aggiunge Simona Noè. “La presenza di un’aggregazione così numerosa di H. griseus in prossimità di una grande area metropolitana è molto incoraggiante per l’ecosistema del Golfo di Napoli”.

 

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Oggi, 22 aprile, in occasione della Giornata della ricerca italiana nel mondo, una delegazione della Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca (CoPER), guidata dal Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, è stata ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un incontro dedicato al riconoscimento del ruolo della ricerca scientifica nello sviluppo del futuro del Paese.

Ogni anno, dall’istituzione nel 2018 da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca, d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il Ministero della Salute, la Giornata pone al centro l’ampio spettro della ricerca italiana e il suo prezioso contributo alla scienza internazionale. Quest’anno, è stato il presidente della CoPER, Antonio Zoccoli, a illustrare le attività e i principali risultati degli enti di ricerca italiani e il loro instancabile impegno per lo sviluppo scientifico, tecnologico ed economico del Paese.

“È stato un onore essere ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata della ricerca italiana nel mondo, e avere modo di presentare, insieme al Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, le ricerche di eccellenza che l'Italia porta avanti a livello nazionale e internazionale in tanti settori diversi”, ha dichiarato Antonio Zoccoli, presidente della CoPER. “La ricerca è uno dei pilastri fondamentali della nostra società, e ci può guidare in questi tempi di grande incertezza”.

In uno scenario globale come quello attuale, caratterizzato da rapide trasformazioni e competizione crescente, visione, continuità e programmazione strategica sono imprescindibili, e il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha ricordato, a tal proposito, il concreto sostegno alla ricerca da parte del Ministero.

“Desidero ringraziare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’attenzione costante e la sensibilità che ha sempre dedicato alla ricerca. La Giornata della ricerca italiana nel mondo è una straordinaria occasione per riconoscerne il valore strategico per il futuro del Paese e per valorizzare il contributo dei nostri ricercatori, in Italia e all’estero, nel rafforzare la capacità dell’Italia di innovare, competere e affermarsi nello scenario globale”, ha dichiarato il Ministro Bernini. “Quella di oggi è una celebrazione che acquista ancora più valore perché sostenuta da scelte concrete. L’incontro è stato anche l’occasione per fare il punto sul percorso avviato dal Ministero in questi mesi e per condividere con il Presidente della Repubblica le misure che stiamo portando avanti: interventi reali che, passo dopo passo, stanno delineando una direzione chiara. Una direzione in cui la ricerca torna al centro delle politiche pubbliche e si afferma come leva strategica per lo sviluppo e il futuro del Paese.

La ricerca scientifica è oggi uno dei principali motori di crescita e competitività, e il terreno in cui si anticipano i cambiamenti e prendono forma le innovazioni di lungo periodo. Ma è anche una dimensione che ignora le frontiere, in cui si costruiscono il dialogo, la collaborazione e le relazioni tra Paesi: è un importante veicolo di pace e collaborazione, come ci ha insegnato la pandemia di Covid-19 e come ci dimostrano le grandi infrastrutture di ricerca internazionali".

Alcuni momenti dell'incontro al quirinale.

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Proiezione e dibattito – 22 aprile, ore 9:30 Salone delle Bandiere, Messina

Napoli, 20 aprile 2026 – In occasione della Giornata Mondiale della Terra, il prossimo 22 aprile alle ore 9:30, il Salone delle Bandiere del Comune di Messina ospiterà l’iniziativa: “Il valore della Biodiversità attraversa lo Stretto di Messina”. L'evento, promosso dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn e dall’Inner Wheel Club dello Stretto di Messina, nasce per raccontare la straordinaria ricchezza di un tratto di mare che funge da vero "laboratorio naturale" per l'intero Mediterraneo.

Ad aprire l’incontro saranno i saluti istituzionali della Dott.ssa Teresa Romeo (Direttrice delle sedi Sicilia e Calabria della Stazione Zoologica Anton Dohrn), della Prof.ssa Paola Dugo (Prorettrice alla Ricerca dell’Università di Messina), delle Autorità Marittime, e della Dott.ssa Letizia Ragona (Presidente dell'Inner Wheel Club dello Stretto).

Il momento centrale della mattinata sarà la proiezione del documentario diretto da Roberto Rinaldi (GG Production), celebre subacqueo e regista. Il documentario offre immagini inedite della straordinaria ricchezza naturalistica dello Stretto, raccontando un’eccezionale impresa subacquea alla ricerca di organismi rari e mettendo in luce il ruolo fondamentale della ricerca scientifica nella tutela e conservazione della biodiversità.
Dopo la visione, la parola passerà agli esperti per un dibattito moderato dall’Avv. Silvana Paratore. Il confronto vedrà la partecipazione del regista Roberto Rinaldi e della Dott.ssa Teresa Romeo, affiancati dalla Dott.ssa Paola Del Negro (Direttrice Generale dell’OGS).

Il tavolo tecnico si arricchirà con i contributi della Prof.ssa Ivana Bonaccorsi (Associata di Chimica degli Alimenti) e della Dott.ssa Daniela Pica (Ricercatrice SZN), affrontando anche i temi della gestione territoriale e produttiva con l’Avv. Francesco Rizzo (Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto), il Dott. Claudio Berti (Primo tecnologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn), il Dott. Giovanni Mangano (Presidente dell’AMP di Capo Milazzo), il Dott. Nino Accetta per il settore pesca e la Dott.ssa Donatella Manzo (Dirigente del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana).

L’iniziativa rappresenta una preziosa occasione per sottolineare come la collaborazione tra enti, istituzioni e associazioni sia l'unica via per la salvaguardia di un'area così vulnerabile agli impatti antropici e al cambiamento climatico. L’evento si propone dunque non solo come momento di divulgazione scientifica, ma come stimolo alla consapevolezza collettiva.
L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

locandina 22 aprile 2026

Nella Casina Pompeiana laboratori scientifici, esperienze pratiche, visite guidate e percorsi multimediali immersivi per raccontare la biodiversità e geodiversità del Golfo di Napoli

È stato inaugurato oggi, mercoledì 15 aprile 2026, presso la Casina Pompeiana, all’interno della Villa Comunale di Napoli, il Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, centro di ricerca e divulgazione focalizzato sulla bio -geodiversità marina del Golfo di Napoli, nato dalla collaborazione tra l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” (SZN), in sinergia con il Comune di Napoli.

All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il Presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn Roberto Bassi, il Direttore CNR-ISMAR Mario Sprovieri.

Il Biodiversity Gateway è un’infrastruttura digitale e fisica che nasce nell’ambito del progetto National Biodiversity Future Center (NBFC), centro nazionale finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Unione Europea attraverso fondi NextGeneration EU, con una missione chiara: creare un ponte tra ricerca scientifica e società, coinvolgendo cittadini, comunità locali, studenti, insegnanti, decisori politici e mondo imprenditoriale.

Ospitato nella Casina Pompeiana, storico edificio che nel tempo si è affermato come luogo di riferimento per eventi culturali e iniziative artistiche della città, il nuovo spazio integra installazioni immersive, dati scientifici, laboratori didattici e attività di divulgazione progettate per pubblici diversi. Il tutto a seguito di un imponente intervento di riqualificazione, oggetto di un accordo di collaborazione tra la Stazione Zoologica e il Comune di Napoli per promuovere e diffondere maggiore consapevolezza sulla risorsa mare.

Un interesse, quello per la Casina Pompeiana, e un legame tra i due enti che risale già alla fine dell’Ottocento, quando lo stesso Anton Dohrn si rivolse all’allora sindaco di Napoli, conte Giusso, per chiedere in affitto il cosiddetto “Pompeiorama” per realizzarvi un laboratorio ben attrezzato, aperto a chi desiderava studiare gli organismi marini, e che rimase nella sua disponibilità per quasi due anni.

Con il Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, la Casina Pompeiana diventa, quindi, un luogo aperto alla città e al territorio, dove biodiversità e geodiversità vengono raccontate attraverso un percorso espositivo immersivo e interdisciplinare.

Attraverso immagini, suoni, visualizzazioni digitali e contenuti scientifici, il Biodiversity Gateway propone un’esperienza capace di rendere visibili e comprensibili le connessioni che regolano gli equilibri del mondo naturale. Il pubblico sarà accompagnato alla scoperta della straordinaria varietà di ambienti e forme di vita che caratterizzano il Golfo di Napoli, uno dei contesti naturali e culturali più ricchi del Mediterraneo.

Tra le attività previste: laboratori scientifici ed esperienze pratiche, per acquisire competenze sulle metodologie di osservazione e analisi della biodiversità; visite guidate e percorsi multimediali immersivi; iniziative di co-design, con il coinvolgimento attivo degli studenti nella realizzazione di eventi, mostre e attività divulgative.

La biodiversità marina non è soltanto un insieme di specie o di dati scientifici, ma una trama complessa di relazioni che collega il mare, la terra, gli organismi viventi e le comunità umane. In questo quadro, la geodiversità rappresenta la struttura profonda su cui la vita si sviluppa, risultato di processi naturali e storici che si intrecciano nel tempo.

Oltre alla sede della Casina Pompeiana, il Nodo di Napoli si articola anche negli spazi CNR-ISMAR nel Porto di Napoli, dedicati alla geodiversità e alla biodiversità dei fondali e delle coste del Golfo di Napoli e del Golfo di Pozzuoli.

Per il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: "Il Comune di Napoli conferma l'impegno nella promozione della divulgazione scientifica, inaugurando oggi un hub altamente riqualificato nel cuore della città e aperto al territorio. La struttura nasce da un lavoro sinergico con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, volto a promuovere e valorizzare la cultura della biodiversità marina, con particolare attenzione all’ecosistema del Golfo di Napoli. Con la nascita del Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, la Casina Pompeiana diventa un nuovo spazio di ricerca, formazione e divulgazione, trovando una rinnovata vocazione che, insieme al Museo Darwin Dohrn e alla Biblioteca del Mare, la colloca al centro di un grande polo dedicato alla scienza, per rendere sempre più accessibile e diffusa la cultura della risorsa mare, quale elemento fondativo e identitario della nostra città".

Per il Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Roberto Bassi: "Alla Stazione Zoologica Anton Dohrn si riconducono le radici culturali del concetto di “biodiversità”, prima di tutto quella di Charles Darwin che, dialogando con il fondatore della Stazione, Anton Dohrn, ipotizzò il meccanismo di variabilità continua delle specie e selezione naturale. Dal 1872, SZN è al servizio della verifica della teoria Darwiniana e della sua estensione a tutti gli aspetti della biologia e dell’ambiente. L’apertura del Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, grazie alla collaborazione con il CNR-ISMAR e con il Comune di Napoli, conferma che Napoli e la sua Stazione sono al centro degli studi sul mare. La biodiversità del Golfo di Napoli ne è diventata l’archetipo a livello mondiale, a dimostrare che un presidio scientifico di grande qualità offre alla comunità locale e al mondo ritorni sia culturali che per la via quotidiana. La nuova struttura si aggiunge all’Acquario storico e al Museo dell’evoluzione e alla costruenda biblioteca del mare al patrimonio culturale della Villa Comunale di Chiaia".

Per il Direttore del CNR-ISMAR, Mario Sprovieri: “Il Biodiversity Gateway di Napoli nasce da una collaborazione importante tra Stazione Zoologica Anton Dohrn e l’Istituto di Scienze Marine del CNR che hanno collaborato a stretto contatto per creare contenuti e strumenti di comunicazione moderni ed efficaci utili a trasmettere conoscenze ed esperienze scientifiche sui temi della biodiversità. Il Gateway aggiunge alla ricchezza culturale della città uno strumento unico per avvicinare giovani e meno giovani alla conoscenza degli straordinari temi della biodiversità”.

Il Nodo Territoriale di Napoli si inserisce in una rete nazionale che comprende la sede di Venezia, la sede di Palermo ed i nodi di Roma, Lecce e Fano, costituendo un sistema integrato di accesso e condivisione della conoscenza sulla biodiversità italiana.

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Un team Italiano, guidato dalla Stazione Zoologica, porta la Cumia intertexta tra le cinque specie finaliste del Concorso Mondiale Mollusco dell’Anno 2026

A decretare il vincitore sarà il pubblico fino al 26 aprile. Il premio sarà il sequenziamento del GENOMA della specie vincitrice, fondamentale per comprenderne l’evoluzione

Un piccolo gasteropode, non più lungo di 3 centimetri, è l’unica specie del mediterraneo che ambisce a diventare il Mollusco dell’Anno: selezionato tra decine di specie dei più diversi habitat candidate da tutto il mondo, la lumaca vampiro è tra i 5 finalisti della competizione Mollusc of the Year 2026, unico esemplare dell’Italia e del mediterraneo. La competizione, promossa dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte, insieme alla Unitas Malacologica, la società che riunisce gli studiosi di molluschi di tutto il mondo, ha selezionato le specie più eccezionali fra le decine di candidature ricevute attraverso una call scientifica globale, visibili qui LINK

A decretare il vincitore sarà ora il pubblico votando la lumaca vampiro fino al 26 aprile cliccando direttamente questo link: LINK

La lumaca vampiro ha una strategia alimentare decisamente insolita per un gasteropode: si nutre infatti del sangue di diverse specie di pesci, che vengono avvicinati durante la notte mentre riposano sul fondale, grazie all’olfatto particolarmente sviluppato che permette alla lumaca vampiro di localizzare con precisione l’ospite. Quando si trova in prossimità del pesce, la Cumia usa una proboscide flessibile (lunga 10 volte la conchiglia!), dotata di minuscoli denticoli, per agganciarsi alla pelle del pesce e creare al contempo una piccola lacerazione grazie alla quale può iniziare il suo pasto di sangue.

Una volta sazia, ritira la proboscide e torna a nascondersi, lasciando il pesce stordito ma vivo… fino al prossimo pasto!

La specie è stata candidata al riconoscimento mondiale di Mollusco dell’Anno da un team di ricercatori guidato da Maria Vittoria Modica, zoologa del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine, che studia questa specie da tempo. Formato dai colleghi Marco Oliverio (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin, Sapienza Università di Roma), Giulia Furfaro e Michele Solca (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento), il team ha rinvenuto diversi esemplari di Cumia intertexta nelle acque costiere di Porto Cesareo, in Puglia.

Si tratta dell’unico rappresentante mediterraneo della famiglia Colubrariidae, che comprende un centinaio di specie per lo più ematofaghe, ovvero che succhiano il sangue ai pesci. Queste lumache vivono prevalentemente in acque basse della fascia tropicale e subtropicale, nascondendosi di giorno sotto i sassi o nelle fessure delle rocce e delle barriere coralline, per attivarsi di notte. Le loro vittime preferite sembrano essere i pesci pappagallo per la loro abitudine di rifugiarsi ogni notte nello stesso sito. Sebbene raro, il vampirismo si è evoluto indipendentemente più volte nei gasteropodi, con specie ematofaghe anche nelle famiglie Cancellariidae e Marginellidae. Tutte queste famiglie appartengono allo stesso gruppo, quello dei neogasteropodi, caratterizzato da uno stile di vita predatorio in cui spesso la preda viene paralizzata grazie alla produzione di tossine, come nelle più note specie del genere Conus, in grado di iniettare un veleno neurotossico lanciando dei dardi acuminati.

Anche in Cumia intertexta sono state identificate numerose tossine: proteine ad azione citolitica, ovvero in grado di rompere le membrane cellulari e facilitare l’accesso ai vasi sanguigni; enzimi che aumentano la pressione del pesce e quindi la “portata” del sangue e la velocità a cui viene ingerito; neurotossine che anestetizzano il pesce durante il pasto; e una serie di peptidi anticoagulanti e antiaggreganti che mantengono il sangue fluido. Diverse di queste molecole bioattive potrebbero servire per sviluppare nuovi farmaci e sono attualmente allo studio in collaborazione con medici e farmacologi.

Imprescindibile a questo punto per avanzare nella ricerca è la conoscenza dell’organizzazione del genoma di questa specie, che può fornire informazioni fondamentali sulla variabilità genetica alla base della produzione dei composti bioattivi, rendendo la Cumia intertexta una specie modello per la venomica, la disciplina che studia i veleni e i sistemi veleniferi in natura. Si tratta di un’area di ricerca molto promettente per la scoperta di composti bioattivi potenzialmente applicabili sulla specie umana (bioprospecting). Sfrutta infatti i milioni di anni di ottimizzazione effettuata dalla selezione naturale che hanno permesso agli organismi velenosi di produrre composti bioattivi estremamente potenti e specifici per i loro target molecolari. Tra l’altro, i pesci hanno dei meccanismi di coagulazione molto efficienti, per compensare il maggior rischio di sanguinamento in ambiente aquatico, il che rende la ricerca sugli ematofagi marini particolarmente interessante.

La lumaca vampiro ha bisogno di te! Vota Cumia intertexta per il premio Mollusco dell’Anno 2026 e porta il Mediterraneo sul podio mondiale!

Hai tempo fino al 26 aprile: ogni voto conta!

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Laboratori scientifici, esperienze pratiche, visite guidate e percorsi multimediali immersivi per raccontare la biodiversità e geodiversità del Golfo di Napoli

Napoli, 10 aprile 2026 – Sarà inaugurato mercoledì 15 aprile 2026 presso la Casina Pompeiana, all’interno della Villa Comunale di Napoli, il Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, centro di ricerca e divulgazione focalizzato sulla bio -geodiversità marina del Golfo di Napoli, nato dalla collaborazione tra l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” (SZN), in sinergia con il Comune di Napoli.

L’evento inaugurale si aprirà, a partire dalle ore 9.00, con una prima sessione presso la Sala Polifunzionale del Museo Darwin-Dohrn, con i saluti istituzionali di Roberto Bassi, Presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn, Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, Mario Sprovieri, Direttore CNR-ISMAR. Seguirà la presentazione del Biodiversity Gateway con gli interventi di Federica Foglini e Francesco Falcieri, CNR-ISMAR. Il Nodo Territoriale di Napoli sarà presentato da Luciana Ferraro, CNR-ISMAR, e Gabriele Procaccini, Stazione Zoologica Anton Dohrn.

A seguire, si terrà il taglio del nastro presso la Casina Pompeiana, con visita guidata al percorso espositivo.

Di seguito il programma.

 

agenda napoli inaugurazione biodiversity gateway

 

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