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Rimozione di reti e attrezzi da pesca abbandonati in ambiente marino profondo: un intervento coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn nell’ambito del progetto europeo LIFE DREAM

 

Il Golfo di Napoli diventa teatro di una delle prime operazioni di restauro passivo di ecosistemi profondi mai realizzate nel Mediterraneo, attraverso la rimozione dei rifiuti marini dagli habitat a coralli e spugne.

L’iniziativa, coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN), che ne ha curato la pianificazione scientifica e operativa, rappresenta un passo pionieristico nella conservazione degli ambienti marini profondi, dove l’impatto degli attrezzi da pesca abbandonati mette a rischio la sopravvivenza di comunità uniche. Le operazioni si sono svolte durante la campagna oceanografica DEMETRA, a bordo della nave Gaia Blu del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nell’ambito del progetto europeo LIFE DREAM, coordinato dal CNR-ISMAR di Bologna. Il progetto si occupa di ripristinare habitat profondi e tutelarli grazie a un approccio multidisciplinare e all’uso di tecnologie d’avanguardia. Uno dei siti di intervento è appunto il Golfo di Napoli, dove il progetto ha instaurato una stretta collaborazione con l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno in diverse fasi operative.

Le attività hanno interessato due siti di grande valore ecologico: una secca rocciosa tra i 200 e i 300 metri di profondità, popolata da dense comunità di coralli neri (Antipatharia), e il Canyon Dohrn, ecosistema profondo di rilevanza eccezionale per la peculiarità delle comunità bentoniche, caratterizzate dalla presenza di coralli bianchi, ostriche centenarie e specie rare del Mediterraneo. Queste vere e proprie “foreste sommerse” creano intricate strutture tridimensionali che offrono rifugio e habitat a numerose specie marine.

Entrambi gli ecosistemi risultano gravemente compromessi dall’impatto degli attrezzi da pesca abbandonati: cime e lenze si avvolgono sulle colonie provocando abrasioni, danni fisiologici e riduzione della capacità riproduttiva, alterando conseguentemente le dinamiche ecologiche locali.

Le operazioni di rimozione vengono condotte mediante un ROV (Remotely Operated Vehicle), veicolo filoguidato capace di operare con precisione a elevate profondità. Dopo la mappatura visiva degli habitat, vengono tagliati e rimossi lenze, cime e frammenti di reti intrecciati ai coralli secondo protocolli rigorosi, per garantire la conservazione e l’integrità delle comunità bentoniche.

“I coralli neri sono organismi straordinari per la loro longevità eccezionale: alcuni esemplari superano i 2.000 anni nel Mediterraneo. Liberare questi ecosistemi dagli attrezzi da pesca abbandonati significa restituire respiro a vere e proprie foreste sommerse, che raccontano la storia del nostro mare e custodiscono il futuro della biodiversità”, spiega Frine Cardone, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn e responsabile dell’unità SZN del progetto LIFE DREAM.

Queste foreste profonde svolgono un ruolo ecologico cruciale: offrono habitat a una moltitudine di specie, regolano le dinamiche degli ecosistemi marini e rappresentano archivi naturali dei cambiamenti climatici e ambientali. La loro protezione equivale alla tutela di un patrimonio unico di biodiversità e memoria ecologica.

“Il Golfo di Napoli è un laboratorio naturale di eccezionale biodiversità”, aggiunge Cardone. “Proteggere questi habitat significa salvaguardare servizi ecosistemici essenziali e un patrimonio ecologico di valore inestimabile”.

La complessità delle operazioni è elevata: si opera in condizioni di scarsa visibilità e su fondali ricchi di strutture biogeniche delicate. Ogni intervento è preceduto da un’accurata mappatura video e da una valutazione dei rischi; gli attrezzi vengono recuperati o, se necessario, tagliati per neutralizzarne l’impatto ed evitare ulteriori danni.

L’avvio di interventi di restauro passivo rappresenta un passaggio cruciale nella gestione e tutela degli ecosistemi marini profondi. A differenza del restauro attivo, che prevede l’introduzione o il trapianto di organismi, il restauro passivo mira a rimuovere le pressioni e gli impatti diretti generati dalle attività umane, favorendo la rigenerazione naturale degli habitat. Nel caso degli ambienti profondi, questa strategia assume un valore particolare: le comunità che li popolano crescono lentamente e sono spesso costituite da organismi longevi, per i quali la rimozione del disturbo rappresenta la condizione essenziale per il recupero.

L’iniziativa segna così l’inizio di un percorso concreto per la riduzione del marine litter e degli attrezzi da pesca abbandonati, una delle principali minacce per la biodiversità bentonica e per la funzionalità ecologica dei mari profondi.

“Con LIFE DREAM puntiamo a proteggere e ripristinare gli ecosistemi profondi del Mediterraneo, in particolare le biocostruzioni a coralli, fondamentali per la biodiversità marina e il funzionamento degli oceani”, spiega Federica Foglini, Primo Tecnologo del CNR-ISMAR e coordinatrice del progetto.

“Grazie a sensori autonomi e a tecniche avanzate di restauro, monitoriamo la crescita dei coralli e i parametri ambientali, come correnti e temperatura, per comprendere i fattori che influenzano il recupero degli habitat profondi”, aggiunge Giorgio Castellan, ricercatore del CNR-ISMAR e capo missione della campagna DEMETRA. “L’obiettivo finale è supportare il ripristino degli ecosistemi e fornire dati fondamentali per estendere la rete di conservazione al mare profondo”.

Quest’attività rappresenta una azione pilota di ricerca e conservazione integrata, volta a ridurre l’impatto antropico e a rafforzare la resilienza del Mediterraneo, contribuendo concretamente alla protezione di un patrimonio naturale unico e ancora in gran parte inesplorato.

A testimonianza della volontà di tradurre la ricerca in stumenti concreti di governance, il progetto promuove anche un momento di confronto pubblico con il territorio. Il prossimo 4 marzo 2026, presso il Centro Congressi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (Sala B, via Partenope 36, Napoli), si terrà l’incontro “LIFE DREAM incontra il territorio”, organizzato dalla Prof.ssa Simonetta Fraschetti (Università Federico II).

L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di condivisione dei risultati finora raggiunti e, soprattutto, un momento di dialogo con le istituzioni regionali sulle possibili strategie di conservazione da adottare in Campania per la tutela degli ecosistemi profondi.

Interverranno:

Prof.ssa Simonetta Fraschetti, Università degli Studi di Napoli Federico II
Dott.ssa Federica Foglini, Coordinatrice del progetto
Dott.ssa Valentina Grande e Dr. Giorgio Castellan, CNR ISMAR
Dott.ssa Frine Cardone, Stazione Zoologica Anton Dohrn
Prof.ssa Emanuela Fanelli e Dott.ssa Zaira De Ros, Università Politecnica delle Marche
Stefania Valentini e Federico Gallas, Net European Consulting
Consulenti di Federpesca
Dr. Antonino Miccio, Direttore dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno

Apriranno l’incontro:

Claudia Pecoraro, Assessora all’Ambiente – Regione Campania
Andrea Morniroli, Assessore alle Politiche Sociali e alla Scuola – Regione Campania
Fiorella Saggese, Consigliera – Comune di Napoli

 

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La Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) che rappresenta EMBRC–ERIC in Italia e coordina il Nodo Italiano di EMBRC (EMBRC–IT) indice un avviso per la presentazione di espressioni di interesse per il conferimento dell’incarico di JRU Manager della JRU EMBRC-IT.

Scadenza ore 12 del 6 marzo 2026 

AVVISO

 

News Borsa 2025Siamo entusiasti di annunciare l'apertura delle candidature per il conferimento di due borse di studio di € 8.000 (ottomila) e di € 4.000 (quattromila), per giovani laureati che vogliano condurre ricerche nel campo delle scienze del mare mediante un soggiorno di almeno 3 mesi presso un Istituto di ricerca o un laboratorio straniero d'alta qualificazione.

Scadenza: ore 12 del 24 aprile 2026           

SCARICA IL BANDO 2026

INFO SULL'INIZIATIVA

La Stazione Zoologica Anton Dohrn tra i protagonisti della ricerca internazionale

Gli oceani sono sempre più al centro di interessi economici e strategici, ma i benefici dello sviluppo marino non sono distribuiti in modo equo. Al contrario, mentre pochi attori concentrano risorse e opportunità, i costi ambientali e sociali ricadono in maniera sproporzionata su comunità marginalizzate, popoli indigeni, pescatori artigianali e donne.

È questa la fotografia allarmante che emerge dal dibattito scientifico e politico globale, nonostante gli impegni senza precedenti assunti a livello internazionale per promuovere l’equità — dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite al Global Biodiversity Framework di Kunming-Montreal, fino al recente Trattato sull’Alto Mare.

A frenare il cambiamento è soprattutto l’assenza di strumenti concreti: mancano definizioni operative condivise, metriche comparabili e indicazioni pratiche capaci di trasformare il principio di equità in azioni efficaci nelle politiche e nei progetti legati agli oceani.

Un passo decisivo in questa direzione arriva oggi da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori che include la Stazione Zoologica Anton Dohrn. La ricerca introduce l’Ocean Equity Index (OEI), il primo strumento globale pensato per misurare e promuovere l’equità nella governance, nelle iniziative e nelle politiche oceaniche.

L’Ocean Equity Index segna un cambio di paradigma: l’equità non è più un obiettivo astratto, ma diventa uno standard misurabile e confrontabile. L’indice si fonda su 12 criteri chiave, che valutano se e come le iniziative oceaniche riconoscono i diritti di tutti gli attori coinvolti, garantiscono una partecipazione reale ai processi decisionali e distribuiscono in modo giusto benefici e oneri.

Grazie a questo approccio, l’OEI permette di rendere visibile ciò che spesso resta nascosto: chi ha voce nella gestione degli oceani e chi, invece, ne è escluso. Allo stesso tempo, fornisce indicazioni operative per migliorare l’equità nelle fasi di progettazione, implementazione e valutazione delle politiche marine.

«In un momento di crescente pressione sugli oceani, l’Ocean Equity Index offre un quadro unificante per comprendere e promuovere l’equità», sottolinea Antonio Di Franco, Primo Ricercatore presso il Sicily Marine Centre della Stazione Zoologica Anton Dohrn. «Trasformare principi complessi in indicazioni operative significa supportare decisioni che rispettano le persone, le culture e gli ecosistemi marini».

Rendendo l’equità misurabile e confrontabile a livello globale, l’Ocean Equity Index rappresenta uno strumento innovativo per rafforzare la trasparenza e la responsabilità pubblica, migliorare l’efficacia delle politiche oceaniche e contribuire a risultati più giusti e sostenibili per le comunità costiere e gli ecosistemi marini.

Lo studio è disponibile al link:
https://www.nature.com/articles/s41586-025-09976-y

Ulteriori informazioni sull’Ocean Equity Index sono disponibili su:
https://oceanequityindex.org/

 

foto pescatore serena zampardi

PH Serena Zampardi

foto pescatore claudia scianna

PH Claudia Scianna

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PH Claudia Scianna

Pubblicato un nuovo studio internazionale coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn

Il Mar Mediterraneo è uno degli hotspot di biodiversità più importanti al mondo, ma anche uno dei bacini più vulnerabili agli effetti combinati delle attività umane e del cambiamento climatico. Un nuovo studio scientifico appena pubblicato sulla rivista “Biodiversity and Conservation” documenta tuttavia una scoperta di grande rilievo: nel Mediterraneo orientale esiste una vera e propria zona rifugio climatica in grado di offrire una possibilità di sopravvivenza a molte specie minacciate dall’aumento delle temperature.

20220508 160018 1La ricerca, dal titolo “Upwelling generates a unique refugium from climate change in the fast warming Eastern Mediterranean Sea”, è stata condotta dai ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN) in collaborazione con l’Enalia Physis Environmental Centre di Cipro, diversi atenei ciprioti, l’Università di Vienna e numerosi altri istituti di ricerca europei e internazionali.

Il riscaldamento globale sta modificando profondamente il Mediterraneo: specie che preferiscono acque calde si stanno spostando verso nord, mentre specie tropicali introdotte attraverso il traffico navale o il Canale di Suez trovano condizioni sempre più favorevoli alla loro diffusione. Al contrario, le specie mediterranee adattate a climi temperati – che costituiscono la maggioranza della biodiversità autoctona – mostrano una scarsa tolleranza al caldo estremo e stanno scomparendo rapidamente. Questo fenomeno è particolarmente evidente nel Mediterraneo orientale, oggi il settore più caldo del bacino, dove è stato documentato il più grave collasso climatico della biodiversità nativa finora osservato.

Proprio in questo contesto critico, lo studio individua un’eccezione sorprendente: un’area marina lunga circa 150 chilometri lungo la costa sud-occidentale di Cipro, caratterizzata da un intenso fenomeno di upwelling, ovvero la risalita di acque profonde e più fredde. Questo processo mantiene, soprattutto nei mesi estivi, temperature superficiali del mare inferiori di 2–3 °C rispetto al resto del bacino di Levante, mitigando il calore estremo e creando condizioni ambientali più favorevoli alla vita marina.

A differenza di molti studi precedenti, basati su modelli previsionali, il lavoro coordinato dalla SZN ha testato l’ipotesi di rifugio climatico direttamente sul campo. I ricercatori hanno campionato comunità di molluschi tra 5 e 30 metri di profondità in diversi habitat – praterie di Posidonia oceanica e substrati rocciosi – sia all’interno sia all’esterno dell’area di upwelling. Le condizioni storiche di riferimento sono state ricostruite analizzando gli accumuli di conchiglie di molluschi presenti sul fondale che testimoniano la ricchezza di specie del passato.

I risultati mostrano che la ricchezza di specie native nell’area di upwelling è di gran lunga superiore rispetto alle zone più calde circostanti, indipendentemente dal tipo di habitat. pa103607 1 sub

Nel Mediterraneo orientale, il sistema di upwelling di Cipro emerge come un caso unico: l’unico rifugio noto all’interno dell’intero bacino di Levante – compreso tra Rodi, la Turchia, il Medio Oriente e l’Egitto – dove la perdita di biodiversità è attualmente la più elevata del Mediterraneo.

La scoperta di una zona rifugio in una delle aree più colpite dal riscaldamento marino cambia la nostra prospettiva sul futuro della biodiversità mediterranea”, sottolineano i ricercatori. “Proteggere questi ambienti significa guadagnare tempo prezioso per la conservazione delle specie e per l’adattamento degli ecosistemi ai cambiamenti in corso”.

Lo studio sottolinea l’urgenza di riconoscere e tutelare queste aree chiave, che potrebbero rappresentare l’ultima roccaforte per molte specie endemiche del Mediterraneo in un mare sempre più caldo.

Link all’articolo: https://link.springer.com/article/10.1007/s10531-025-03228-1

 

PER APPROFONDIRE

Paolo Albano : Senior Scientist, Stazione Zoologica Anton Dohrn, National Institute of Marine Biology, Ecology and Biotechnology, Naples, Italy

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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"Rocce nude a causa dell'azione di pesci erbivori provenienti dal Mar Rosso" (Photo credits V. Resaikos)

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La Stazione Zoologica Anton Dohrn piange la scomparsa del Prof. Luigi Nicolais, scienziato di livello internazionale che ha dedicato la sua vita scientifica allo studio di materiali innovativi. Ma il contributo del Prof. Nicolais alla scienza italiana va molto oltre l’avanzamento delle conoscenze nel suo specifico settore di competenza.

Nicolais si è dedicato con passione allo sviluppo della scienza italiana stimolando iniziative mirate alla sinergia tra ricerca di base, di cui era grande sostenitore, ed innovazione tecnologica.

Con la sua grande visione, capacità organizzativa e limpido amore per la scienza e per i giovani, Nicolais è riuscito a portare innovazione vera nelle Istituzioni che lo hanno visto protagonista, dalla Presidenza del Consiglio Nazionale delle ricerche al Ministero della funzione pubblica, dall’Assessorato alla ricerca della Regione Campania al Comitato scientifico di Città della Scienza, Istituzioni tutte in cui Nicolais ha lasciato segni tangibili ed indimenticabili.

Con Nicolais la Stazione Zoologica, come tutta la comunità scientifica italiana, perde un vero amico ed un grande protagonista. Ci mancherà.

Roberto Di Lauro
il Consiglio di Amministrazione SZN ed i ricercatori tutti

 

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Si pubblica di seguito documentazione inerente le indicazioni procedurali sul controllo a campione delle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà rese dagli operatori economici per l’attestazione del possesso dei requisiti di partecipazione e di qualificazione richiesti nelle procedure di affidamento di cui all’art. 50, comma 1, lettere a) e b) del Decreto Legislativo 31 marzo 2023, numero 36, con il quale è stato adottato il “Codice dei Contratti Pubblici” e Nomina della Commissione per la regolarità del sorteggio.

 Verbale Sorteggio

Avviso Sorteggio 2026

Determina DG Indicazioni procedurali per verifiche a campione OE e nomina commissione

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Pubblicato il 12.01.2026

Aggiornato il 16.01.2025

Un nuovo studio, condotto nel laboratorio di Maria Ina Arnone presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn (Italia), in collaborazione con ricercatori dei laboratori Maeso (Istituto di ricerca della Biodiversità - IRBio all’ Università di Barcellona, Spagna), Gómez-Skarmeta (Centro Andaluz de Biología del Desarrollo, Spagna) e Hinman (Whitney Laboratory for Marine Bioscience, USA), appena pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution ha approfondito la nostra comprensione dell’evoluzione dei principi che regolano il genoma e la regolazione genica, nonché di come questi principi portino alla diversità degli animali e dei loro genomi. Il lavoro ha coinvolto vari studenti di dottorato e post-doc del laboratorio Arnone alla SZN: Danila Voronov, Claudia Cuomo, Periklis Paganos, Jovana Ranđelović, Maria Lorenza Rusciano.

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Gli echinodermi sono un gruppo di animali che comprende i ricci di mare, le stelle marine, le oloturie, le ofiure e i crinoidi. Essi rappresentano il phylum più vicino ai cordati, cioè il gruppo che include i vertebrati, come noi esseri umani. Proprio come i vertebrati, gli echinodermi sono deuterostomi, pur essendo invertebrati. Questa posizione filogenetica unica degli echinodermi consente di usarli come sistemi per fare confronti evolutivi significativi tra i vertebrati e gli invertebrati. È interessante notare che le larve degli echinodermi mostrano simmetria bilaterale, mentre le forme adulte presentano una simmetria pentaradiale; cioè, le parti del corpo sono disposte in cinque (o multipli di cinque) sezioni attorno a un asse centrale.

La morfologia animale dipende dal controllo spazio-temporale dell’espressione genica, ovvero da dove, quando e quali geni vengono attivati nel corpo e in quale misura. Tra le questioni ancora irrisolte riguardanti la definizione dei piani corporei embrionali e adulti di diversi animali, vi sono come il genoma e i geni di ciascuna specie vengano regolati e come sia controllato il ripiegamento della cromatina, un elemento essenziale della regolazione genica nei diversi gruppi animali.

Le specie di echinodermi del Pacifico, il riccio di mare viola Strongylocentrotus purpuratus e la stella pipistrello Patiria miniata, sono da tempo modelli chiave per la ricerca in biologia evoluzionistica dello sviluppo e della regolazione genica. Tuttavia, le precedenti versioni dei genomi di entrambe le specie erano altamente frammentate e prive di evidenze sufficienti per caratterizzare con precisione la posizione genomica di molti geni, impedendo di affrontare queste domande in modo dettagliato. Per superare questi limiti, abbiamo utilizzato metodologie all’avanguardia per l’identificazione dell’organizzazione tridimensionale del genoma e per il sequenziamento, come la tecnica Hi-C e il sequenziamento a lettura lunga (PacBio). Le nuove versioni dei genomi raggiungono una risoluzione prossima al livello cromosomico e la maggior parte di ciascun genoma è contenuta nei suoi scaffold più grandi. Ciò ci ha permesso di migliorare notevolmente la completezza e di ridurre la frammentazione di entrambi gli assemblaggi genomici. Inoltre, un gran numero di dati trascrittomici, insieme alla pipeline RefSeq di NCBI, ci hanno permesso di annotare i nuovi genomi con una superiore precisione nella localizzazione e nella struttura dei geni.

La disponibilità di assemblaggi aggiornati ci ha permesso di affrontare interrogativi relativi al ripiegamento della cromatina e ai meccanismi che controllano la regolazione del genoma e dei geni. Nei vertebrati, una proteina chiamata CTCF è essenziale per l’organizzazione tridimensionale della cromatina, in quanto dirige la formazione di loop di DNA e dei domini topologicamente associati (TAD). Al contrario, negli invertebrati come il moscerino della frutta, l’organizzazione della cromatina dipende da altre proteine specifiche e CTCF svolge un ruolo molto meno rilevante. Il nostro lavoro ha dimostrato che negli echinodermi la proteina CTCF, come in altri invertebrati, non è cruciale per l’organizzazione della struttura tridimensionale della cromatina, suggerendo che l’utilizzo di CTCF per le interazioni a lunga distanza del DNA rappresenti probabilmente una novità evolutiva dei vertebrati.

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Tra i risultati più rilevanti emerge l’ampia conservazione di elementi regolatori del DNA in cis (CRE) tra gli echinodermi e altri gruppi animali. Questo aspetto è stato rivelato attraverso il confronto dell’accessibilità della cromatina in molteplici gruppi di animali. Tali elementi profondamente conservati risultano particolarmente attivi durante le fasi chiave dello sviluppo precoce, come la gastrulazione, suggerendo che essi controllino programmi di sviluppo fondamentali rimasti invariati nel corso dell’evoluzione animale.
Nel complesso, i nostri risultati offrono un nuovo quadro di riferimento per comprendere come la regolazione del genoma e l’organizzazione della cromatina contribuiscono a plasmare l’evoluzione dei piani corporei degli animali.
Per approfondire l'argomento:

https://www.nature.com/articles/s41559-025-02941-y

https://go.nature.com/45BwBUi

Il collettivo creativo Figlie di Nettuno della Stazione Zoologica Anton Dohrn presenta il nuovo Extended play (EP) intitolato MICROCOSMO, una raccolta di quattro brani che esplora il profondo legame tra l’uomo e l’oceano. Ogni traccia è un piccolo universo sonoro, un microcosmo di emozioni, di riflessioni poetiche e di consapevolezza ecologica.

Il brano di apertura, GOCCE DI MARE, racconta in chiave poetica l’atto di immergersi nel mare, tra riferimenti artistici e letterari moderni, dal rapporto tra il sangue umano e il mare primordiale di Calvino, fino alla visione di Battiato dell’uomo che torna a essere acqua.

LA MIA STORIA (NATURALE) prende spunto da episodi storici e culturali, come la caccia alla balena ottocentesca e le vicende delle Ama, pescatrici tradizionali giapponesi, per esplorare la controversa relazione utilitaristica e spirituale tra l’uomo e gli organismi marini. Il brano include vocalizzi di Orcinus orca, per concessione del Dr. Francesco Caruso (CAPE – SZN).

Il terzo brano, MICROCOSMO (LA RETE DELLA VITA), si ispira alla teoria della simbiogenesi e celebra la coevoluzione e le relazioni cooperative tra gli esseri viventi, richiamando il celebre saggio di Lynn Margulis e il concetto di “rete della vita” di Fritjof Capra.

Infine, FIGLIE DI NETTUNO 64 BARS propone un flusso di coscienza rap senza parti cantate, raccontando il valore della biodiversità e della coscienza ecologica attraverso un linguaggio informale e ricco di metafore.

Autori ed esecutori dei brani inclusi in MICROCOSMO sono Domenico D’Alelio e Fabio Orza, con gli pseudonimi Doc Domi e Fabio Musta, quest’ultimo responsabile anche della registrazione e del mastering dell’opera. La cover di MICROCOSMO è tratta da un'opera di Noemi Frezza.

MICROCOSMO è ispirato ai temi e alle musiche del podcast Figlie di Nettuno, a cura di Domenico D'Alelio, Emanuela Dattolo e Marco Signore, e disponibile su Spotify e fa parte dello spettacolo teatrale "Figlie di Nettuno Live. Storie di mare e di scienza".

Il progetto multimediale Figlie di Nettuno è una produzione della Stazione Zoologica Anton Dohrn e del National Biodiversity Future Center, Centro nazionale di ricerca e innovazione dedicato alla biodiversità, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con fondi dell'Unione Europea - NextGenerationEU.

E' possibile ascoltare gratuitamente l'EP MICROCOSMO al seguente link: https://soundcloud.com/figlie_di_nettuno/sets/microcosmo-ep

 

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Via libera ai finanziamenti del terzo bando del Fondo Italiano per la Scienza (FIS 3), il programma nazionale che sostiene la ricerca di base più innovativa.

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha pubblicato le graduatorie: tra le oltre 5.000 candidature valutate, sono stati 326 i progetti di eccellenza finanziati, per un investimento complessivo superiore a 432 milioni di euro.

Lo stanziamento complessivo destinato a 20 progetti risultati vincitori rispettivamente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (15), dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (2), dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (2) e della Stazione Zoologica ‘Anton Dohrn’ (1) ammonta a 27.592.839,43 euro, è distribuito nei macrosettori Life science, Physical sciences and engineering e Social science and humanities.

Nello specifico, al CNR, lo stanziamento totale di 20.763.681,27 euro è destinato per il settore Life science con un finanziamento di 7.113.667,20 euro, per il macrosettore Physical sciences and engineering 10.290.218,47 euro e 3.359.795,60 euro per il settore Social science and humanities.

Per quanto riguarda lo stadio di carriera dei vincitori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, 7.843.536,27 euro finanziano sette progetti presentati da ricercatori emergenti nella categoria Starting grant; 7.500.339 euro sostengono cinque progetti di studiosi in carriera inclusi nella categoria Consolidator grant; infine 5.419.806 euro sono stati assegnati a tre progetti proposti da ricercatori affermati, i cosiddetti Advanced grant.

Per l’Istituto Nazionale di Astrofisica lo stanziamento di 2.633.860,40 euro è destinato al settore Physical Sciences and Engineering.

Relativamente allo stadio di carriera dei vincitori, 1.160.354 euro finanziano un progetto presentato da ricercatori emergenti nella categoria Starting grant; 1.473.506,40 euro sostiene un progetto di studiosi in carriera inclusi nella categoria Consolidator grant.

All’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale andranno 2.404.303,76 euro destinati al macrosettore Physical Sciences and Engineering e finanzieranno due progetti presentati da ricercatori emergenti nella categoria Starting grant.

La Stazione Zoologica ‘Anton Dohrn’ riceverà di 1.790.994 euro per il settore Life Science finanziando così un progetto proposto da ricercatori affermati, i cosiddetti Advanced grant.

I ricercatori sono il cuore pulsante di questo sistema. Il loro lavoro è fondamentale, genera conoscenza, apre nuove frontiere, crea opportunità per le generazioni future. La ricerca italiana è competitiva e capace di confrontarsi con i migliori standard mondiali, dentro una visione che guarda all'Europa e alla cooperazione internazionale”. Così il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. “Il FIS 3, che quest'anno ha garantito un finanziamento eccezionale, si accompagna a una strategia più complessiva. Con la legge di Bilancio garantiamo continuità e stabilità alle risorse – continua il Ministro - Il nuovo Fondo unico per la ricerca offre certezze: criteri trasparenti, bandi pubblicati entro il 30 aprile e risorse definite. Nel 2025 parliamo di 460 milioni di euro, a cui si aggiungono 150 milioni destinati ai PRIN, ora bandi annuali con dotazione minima garantita. Il bando FIS 3 si inserisce in questa strategia complessiva di rafforzamento del sistema della ricerca. Congratulazioni ai ricercatori che hanno ottenuto il finanziamento nell’ambito del Fondo Italiano della Scienza. Questo è un passo decisivo per dare alla ricerca italiana il tempo, gli strumenti e la stabilità necessari per generare innovazione e futuro."

“I risultati ottenuti dal CNR nel bando FIS3 confermano il valore e la solidità della nostra comunità scientifica già dimostrato con i bandi ERC. I progetti finanziati coprono tutti i settori strategici e testimoniano la capacità dei nostri ricercatori e delle nostre ricercatrici di proporre idee innovative e competitive”, ha dichiarato il Presidente del CNR, Andrea Lenzi. “Questi risultati premiano la qualità della ricerca dei nostri istituti e rafforzano il ruolo del CNR come attore e garante della ricerca pubblica, al servizio dello sviluppo scientifico e tecnologico del Paese”.

Il Fondo Italiano per la Scienza si conferma uno strumento essenziale per rafforzare la competitività della ricerca italiana” – dichiara Nicola Casagli, Presidente dell’OGS. – “Per il nostro Istituto, l’assegnazione di due Starting Grant è un risultato significativo: valorizza l’eccellenza delle nostre linee scientifiche e investe sul talento di giovani ricercatrici e ricercatori all’inizio della loro carriera. Le ricerche che verranno sviluppate – dedicate allo studio dei processi oceanici profondi e all’analisi dei rischi naturali in territori fragili – affrontano temi centrali per comprendere e gestire le dinamiche che caratterizzeranno il futuro del nostro pianeta. Questo traguardo conferma la capacità dell’OGS di attrarre risorse competitive e di contribuire con solide competenze alla crescita della comunità scientifica nazionale e internazionale”.

"La Stazione Zoologica Anton Dohrn è orgogliosa per aver ricevuto per la prima volta questo importante finanziamento per una sua ricercatrice. La risorsa economica messa a disposizione consentirà di perseguire una ricerca su come la larva del riccio di mare si sviluppi nell’animale adulto: uno dei processi fondamentali della biologia" dichiara Roberto Bassi, Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn "Questo riconoscimento è frutto di ricerche che la dott.ssa Arnone ha svolto per anni nel Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini di cui è appena diventata la direttrice. Una conferma che il nuovo corso avviato nell’Istituto è affidato a ricercatori brillanti ed esperti. La ricerca scientifica ha come fine ultimo il miglioramento delle conoscenze e allo sviluppo di applicazioni pratiche e servizi; un processo che funziona solo se basato su una eccellente ricerca di base, una storica missione dell’istituto fin dai tempi della sua fondazione nel 1872. Il successo di oggi ci conferma che siamo sulla buona strada”.

"Il Fondo Italiano per la Scienza finanzia nel nostro Istituto ricerche che coinvolgono la formazione e lo sviluppo di sistemi di galassie molto più grandi della nostra Via Lattea” dice Roberto Ragazzoni, Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. "Sono problemi formidabili che richiedono infrastrutture osservative e di calcolo che sfidano le nostre conoscenze e che contribuiscono a spingere lo sviluppo e l’innovazione”.

Il Ministero ha già previsto per il prossimo biennio la quarta edizione del bando FIS con una dotazione finanziaria che rafforzerà ulteriormente l’impegno a sostegno della ricerca di base.

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