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Nella Casina Pompeiana laboratori scientifici, esperienze pratiche, visite guidate e percorsi multimediali immersivi per raccontare la biodiversità e geodiversità del Golfo di Napoli

È stato inaugurato oggi, mercoledì 15 aprile 2026, presso la Casina Pompeiana, all’interno della Villa Comunale di Napoli, il Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, centro di ricerca e divulgazione focalizzato sulla bio -geodiversità marina del Golfo di Napoli, nato dalla collaborazione tra l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” (SZN), in sinergia con il Comune di Napoli.

All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il Presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn Roberto Bassi, il Direttore CNR-ISMAR Mario Sprovieri.

Il Biodiversity Gateway è un’infrastruttura digitale e fisica che nasce nell’ambito del progetto National Biodiversity Future Center (NBFC), centro nazionale finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Unione Europea attraverso fondi NextGeneration EU, con una missione chiara: creare un ponte tra ricerca scientifica e società, coinvolgendo cittadini, comunità locali, studenti, insegnanti, decisori politici e mondo imprenditoriale.

Ospitato nella Casina Pompeiana, storico edificio che nel tempo si è affermato come luogo di riferimento per eventi culturali e iniziative artistiche della città, il nuovo spazio integra installazioni immersive, dati scientifici, laboratori didattici e attività di divulgazione progettate per pubblici diversi. Il tutto a seguito di un imponente intervento di riqualificazione, oggetto di un accordo di collaborazione tra la Stazione Zoologica e il Comune di Napoli per promuovere e diffondere maggiore consapevolezza sulla risorsa mare.

Un interesse, quello per la Casina Pompeiana, e un legame tra i due enti che risale già alla fine dell’Ottocento, quando lo stesso Anton Dohrn si rivolse all’allora sindaco di Napoli, conte Giusso, per chiedere in affitto il cosiddetto “Pompeiorama” per realizzarvi un laboratorio ben attrezzato, aperto a chi desiderava studiare gli organismi marini, e che rimase nella sua disponibilità per quasi due anni.

Con il Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, la Casina Pompeiana diventa, quindi, un luogo aperto alla città e al territorio, dove biodiversità e geodiversità vengono raccontate attraverso un percorso espositivo immersivo e interdisciplinare.

Attraverso immagini, suoni, visualizzazioni digitali e contenuti scientifici, il Biodiversity Gateway propone un’esperienza capace di rendere visibili e comprensibili le connessioni che regolano gli equilibri del mondo naturale. Il pubblico sarà accompagnato alla scoperta della straordinaria varietà di ambienti e forme di vita che caratterizzano il Golfo di Napoli, uno dei contesti naturali e culturali più ricchi del Mediterraneo.

Tra le attività previste: laboratori scientifici ed esperienze pratiche, per acquisire competenze sulle metodologie di osservazione e analisi della biodiversità; visite guidate e percorsi multimediali immersivi; iniziative di co-design, con il coinvolgimento attivo degli studenti nella realizzazione di eventi, mostre e attività divulgative.

La biodiversità marina non è soltanto un insieme di specie o di dati scientifici, ma una trama complessa di relazioni che collega il mare, la terra, gli organismi viventi e le comunità umane. In questo quadro, la geodiversità rappresenta la struttura profonda su cui la vita si sviluppa, risultato di processi naturali e storici che si intrecciano nel tempo.

Oltre alla sede della Casina Pompeiana, il Nodo di Napoli si articola anche negli spazi CNR-ISMAR nel Porto di Napoli, dedicati alla geodiversità e alla biodiversità dei fondali e delle coste del Golfo di Napoli e del Golfo di Pozzuoli.

Per il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: "Il Comune di Napoli conferma l'impegno nella promozione della divulgazione scientifica, inaugurando oggi un hub altamente riqualificato nel cuore della città e aperto al territorio. La struttura nasce da un lavoro sinergico con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, volto a promuovere e valorizzare la cultura della biodiversità marina, con particolare attenzione all’ecosistema del Golfo di Napoli. Con la nascita del Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, la Casina Pompeiana diventa un nuovo spazio di ricerca, formazione e divulgazione, trovando una rinnovata vocazione che, insieme al Museo Darwin Dohrn e alla Biblioteca del Mare, la colloca al centro di un grande polo dedicato alla scienza, per rendere sempre più accessibile e diffusa la cultura della risorsa mare, quale elemento fondativo e identitario della nostra città".

Per il Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Roberto Bassi: "Alla Stazione Zoologica Anton Dohrn si riconducono le radici culturali del concetto di “biodiversità”, prima di tutto quella di Charles Darwin che, dialogando con il fondatore della Stazione, Anton Dohrn, ipotizzò il meccanismo di variabilità continua delle specie e selezione naturale. Dal 1872, SZN è al servizio della verifica della teoria Darwiniana e della sua estensione a tutti gli aspetti della biologia e dell’ambiente. L’apertura del Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, grazie alla collaborazione con il CNR-ISMAR e con il Comune di Napoli, conferma che Napoli e la sua Stazione sono al centro degli studi sul mare. La biodiversità del Golfo di Napoli ne è diventata l’archetipo a livello mondiale, a dimostrare che un presidio scientifico di grande qualità offre alla comunità locale e al mondo ritorni sia culturali che per la via quotidiana. La nuova struttura si aggiunge all’Acquario storico e al Museo dell’evoluzione e alla costruenda biblioteca del mare al patrimonio culturale della Villa Comunale di Chiaia".

Per il Direttore del CNR-ISMAR, Mario Sprovieri: “Il Biodiversity Gateway di Napoli nasce da una collaborazione importante tra Stazione Zoologica Anton Dohrn e l’Istituto di Scienze Marine del CNR che hanno collaborato a stretto contatto per creare contenuti e strumenti di comunicazione moderni ed efficaci utili a trasmettere conoscenze ed esperienze scientifiche sui temi della biodiversità. Il Gateway aggiunge alla ricchezza culturale della città uno strumento unico per avvicinare giovani e meno giovani alla conoscenza degli straordinari temi della biodiversità”.

Il Nodo Territoriale di Napoli si inserisce in una rete nazionale che comprende la sede di Venezia, la sede di Palermo ed i nodi di Roma, Lecce e Fano, costituendo un sistema integrato di accesso e condivisione della conoscenza sulla biodiversità italiana.

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Un team Italiano, guidato dalla Stazione Zoologica, porta la Cumia intertexta tra le cinque specie finaliste del Concorso Mondiale Mollusco dell’Anno 2026

A decretare il vincitore sarà il pubblico fino al 26 aprile. Il premio sarà il sequenziamento del GENOMA della specie vincitrice, fondamentale per comprenderne l’evoluzione

Un piccolo gasteropode, non più lungo di 3 centimetri, è l’unica specie del mediterraneo che ambisce a diventare il Mollusco dell’Anno: selezionato tra decine di specie dei più diversi habitat candidate da tutto il mondo, la lumaca vampiro è tra i 5 finalisti della competizione Mollusc of the Year 2026, unico esemplare dell’Italia e del mediterraneo. La competizione, promossa dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte, insieme alla Unitas Malacologica, la società che riunisce gli studiosi di molluschi di tutto il mondo, ha selezionato le specie più eccezionali fra le decine di candidature ricevute attraverso una call scientifica globale, visibili qui LINK

A decretare il vincitore sarà ora il pubblico votando la lumaca vampiro fino al 26 aprile cliccando direttamente questo link: LINK

La lumaca vampiro ha una strategia alimentare decisamente insolita per un gasteropode: si nutre infatti del sangue di diverse specie di pesci, che vengono avvicinati durante la notte mentre riposano sul fondale, grazie all’olfatto particolarmente sviluppato che permette alla lumaca vampiro di localizzare con precisione l’ospite. Quando si trova in prossimità del pesce, la Cumia usa una proboscide flessibile (lunga 10 volte la conchiglia!), dotata di minuscoli denticoli, per agganciarsi alla pelle del pesce e creare al contempo una piccola lacerazione grazie alla quale può iniziare il suo pasto di sangue.

Una volta sazia, ritira la proboscide e torna a nascondersi, lasciando il pesce stordito ma vivo… fino al prossimo pasto!

La specie è stata candidata al riconoscimento mondiale di Mollusco dell’Anno da un team di ricercatori guidato da Maria Vittoria Modica, zoologa del Dipartimento di Biologia ed Evoluzione degli Organismi Marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine, che studia questa specie da tempo. Formato dai colleghi Marco Oliverio (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin, Sapienza Università di Roma), Giulia Furfaro e Michele Solca (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento), il team ha rinvenuto diversi esemplari di Cumia intertexta nelle acque costiere di Porto Cesareo, in Puglia.

Si tratta dell’unico rappresentante mediterraneo della famiglia Colubrariidae, che comprende un centinaio di specie per lo più ematofaghe, ovvero che succhiano il sangue ai pesci. Queste lumache vivono prevalentemente in acque basse della fascia tropicale e subtropicale, nascondendosi di giorno sotto i sassi o nelle fessure delle rocce e delle barriere coralline, per attivarsi di notte. Le loro vittime preferite sembrano essere i pesci pappagallo per la loro abitudine di rifugiarsi ogni notte nello stesso sito. Sebbene raro, il vampirismo si è evoluto indipendentemente più volte nei gasteropodi, con specie ematofaghe anche nelle famiglie Cancellariidae e Marginellidae. Tutte queste famiglie appartengono allo stesso gruppo, quello dei neogasteropodi, caratterizzato da uno stile di vita predatorio in cui spesso la preda viene paralizzata grazie alla produzione di tossine, come nelle più note specie del genere Conus, in grado di iniettare un veleno neurotossico lanciando dei dardi acuminati.

Anche in Cumia intertexta sono state identificate numerose tossine: proteine ad azione citolitica, ovvero in grado di rompere le membrane cellulari e facilitare l’accesso ai vasi sanguigni; enzimi che aumentano la pressione del pesce e quindi la “portata” del sangue e la velocità a cui viene ingerito; neurotossine che anestetizzano il pesce durante il pasto; e una serie di peptidi anticoagulanti e antiaggreganti che mantengono il sangue fluido. Diverse di queste molecole bioattive potrebbero servire per sviluppare nuovi farmaci e sono attualmente allo studio in collaborazione con medici e farmacologi.

Imprescindibile a questo punto per avanzare nella ricerca è la conoscenza dell’organizzazione del genoma di questa specie, che può fornire informazioni fondamentali sulla variabilità genetica alla base della produzione dei composti bioattivi, rendendo la Cumia intertexta una specie modello per la venomica, la disciplina che studia i veleni e i sistemi veleniferi in natura. Si tratta di un’area di ricerca molto promettente per la scoperta di composti bioattivi potenzialmente applicabili sulla specie umana (bioprospecting). Sfrutta infatti i milioni di anni di ottimizzazione effettuata dalla selezione naturale che hanno permesso agli organismi velenosi di produrre composti bioattivi estremamente potenti e specifici per i loro target molecolari. Tra l’altro, i pesci hanno dei meccanismi di coagulazione molto efficienti, per compensare il maggior rischio di sanguinamento in ambiente aquatico, il che rende la ricerca sugli ematofagi marini particolarmente interessante.

La lumaca vampiro ha bisogno di te! Vota Cumia intertexta per il premio Mollusco dell’Anno 2026 e porta il Mediterraneo sul podio mondiale!

Hai tempo fino al 26 aprile: ogni voto conta!

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Laboratori scientifici, esperienze pratiche, visite guidate e percorsi multimediali immersivi per raccontare la biodiversità e geodiversità del Golfo di Napoli

Napoli, 10 aprile 2026 – Sarà inaugurato mercoledì 15 aprile 2026 presso la Casina Pompeiana, all’interno della Villa Comunale di Napoli, il Nodo Territoriale di Napoli del Biodiversity Gateway, centro di ricerca e divulgazione focalizzato sulla bio -geodiversità marina del Golfo di Napoli, nato dalla collaborazione tra l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” (SZN), in sinergia con il Comune di Napoli.

L’evento inaugurale si aprirà, a partire dalle ore 9.00, con una prima sessione presso la Sala Polifunzionale del Museo Darwin-Dohrn, con i saluti istituzionali di Roberto Bassi, Presidente Stazione Zoologica Anton Dohrn, Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, Mario Sprovieri, Direttore CNR-ISMAR. Seguirà la presentazione del Biodiversity Gateway con gli interventi di Federica Foglini e Francesco Falcieri, CNR-ISMAR. Il Nodo Territoriale di Napoli sarà presentato da Luciana Ferraro, CNR-ISMAR, e Gabriele Procaccini, Stazione Zoologica Anton Dohrn.

A seguire, si terrà il taglio del nastro presso la Casina Pompeiana, con visita guidata al percorso espositivo.

Di seguito il programma.

 

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Uno studio internazionale pubblicato su Ecology Letters mostra che l’acidificazione degli oceani, causata dall’aumento della CO₂ atmosferica, non riduce solo la biodiversità marina, ma modifica profondamente il funzionamento degli ecosistemi costieri.

La ricerca, condotta presso le sorgenti naturali di CO₂ di Ischia, ha utilizzato esperimenti di trapianto di comunità e serie temporali a lungo termine (4 e 10 anni) per valutare come la diminuzione del pH influenzi biodiversità e processi ecosistemici. A differenza di studi precedenti, che si sono concentrati principalmente sui cambiamenti di biodiversità lungo gradienti di pH, questo lavoro integra per la prima volta in campo le variazioni di biodiversità con la misura diretta dei principali processi ecosistemici, tra cui calcificazione, fotosintesi e assorbimento dei nutrienti. I risultati indicano che i cambiamenti nella struttura delle comunità causati dalla diminuzione del pH portano a una riduzione della biomassa e dei tassi di calcificazione, mentre aumentano i tassi di fotosintesi e di assorbimento dei nutrienti. Questo studio fornisce importanti informazioni su come la perdita di biodiversità riorganizza la struttura e il funzionamento degli ecosistemi costieri marini temperati.

Carlot, J., Comeau, S., Chiarore, A., Mirasole, A., Alliouane, S., Micheli, F., Hurd, C. L., Gattuso, J.-P., & Teixidó, N. (2026). Unravelling marine benthic functioning shifts under ocean acidification. Ecology Letters. https://doi.org/10.1111/ele.70376

 

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Un’infrastruttura permanente a 206 metri di profondità per osservare e comprendere il mare profondo del Golfo di Napoli

In occasione della Giornata del Mare, che si celebra il’11 aprile di ogni anno, la Stazione Zoologica Anton Dohrn annuncia la messa in opera e l’avvio dell’Osservatorio Profondo del Tirreno meridionale (SPO-GoN), una nuova infrastruttura scientifica permanente installata a 206 metri di profondità in un punto strategico del Golfo di Napoli.

L’osservatorio è candidato a divenire parte di EMSO ERIC, infrastruttura di ricerca europea dedicata all’osservazione continua e di lungo termine dei mari e degli oceani intorno al continente europeo attraverso osservatori marini profondi. SPO-GoN entrerà a far parte della EMSO Regional Facility del Mar Tirreno, insieme ad altri sistemi osservativi gestiti da INGV e dall’Università degli Studi di Napoli Parthenope. Questa infrastruttura fornirà alla comunità scientifica dati inediti per comprendere i processi chimici, fisici ed ecologici, nonché gli effetti dell’impatto antropico nei sistemi marini profondi del Tirreno.

L’osservatorio opererà in modalità continua, consentendo l’acquisizione di dati fisici, chimici e biologici dell’ambiente marino profondo. Si tratta di una delle poche infrastrutture di questo tipo presenti nel Mediterraneo e della prima nel Tirreno meridionale, un’area di straordinario interesse scientifico per la presenza di sistemi vulcanici attivi e hotspot di biodiversità batiale, come dimostrato dalle recenti scoperte di estesi popolamenti di coralli profondi.

Grazie a una strumentazione multiparametrica avanzata, l’osservatorio misura parametri fondamentali quali temperatura, salinità, ossigeno disciolto, pH e pCO₂. L’infrastruttura consente inoltre l’osservazione diretta dell’ecosistema attraverso telecamere subacquee 4K, sistemi di imaging acustico e idrofoni, permettendo di studiare la comunità pelagica dai livelli trofici inferiori fino ai predatori apicali. L’area è infatti frequentata stabilmente da cetacei, tra cui i globicefali.

L’Osservatorio Profondo del Canyon Dohrn, insieme ad altre due mede oceanografiche dislocate nel Golfo di Napoli, è gestito dai tecnici e tecnologi del Dipartimento RIMAR della Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ne curano il controllo e la manutenzione.

Una nuova architettura tecnologica per l’osservazione continua del mare profondo

«La vera novità di questo progetto – spiega Augusto Passarelli, responsabile delle infrastrutture a mare della Stazione Zoologica Anton Dohrn – è il collegamento diretto e permanente tra la boa in superficie e la piattaforma posizionata sul fondale. La boa non si limita a raccogliere dati, ma alimenta, interroga e dialoga costantemente con la sensoristica installata a 206 metri di profondità, ricevendo dati e immagini che vengono trasmessi quasi in tempo reale a terra».

Il collegamento tra superficie e fondale avviene tramite un cavo elettromeccanico, che svolge una duplice funzione:

-meccanica, costituendo l’elemento strutturale di connessione tra la boa e la piattaforma di fondo, che funge anche da corpo morto;

-elettrica ed elettronica, poiché al suo interno ospita conduttori che trasportano energia verso i sensori sul fondale e consentono la trasmissione di dati e immagini verso la superficie.

Sul fondale, la piattaforma ospita una junction box, cuore del sistema, alla quale è collegata tutta la sensoristica e la componente elettrica ed elettronica del cavo. Il collegamento tra l’elettronica della boa e il cavo verso il fondale è garantito da uno swivel elettromeccanico, un dispositivo che combina un sistema di rotazione meccanica – permettendo alla boa di muoversi liberamente con onde e correnti – con uno slip-ring, che assicura la continuità elettrica e la trasmissione dei segnali senza interruzioni.

Questa architettura consente un monitoraggio continuo, stabile e affidabile dell’ambiente marino profondo, rappresentando un significativo avanzamento tecnologico per l’osservazione oceanografica nel Mediterraneo. Il sistema è inoltre altamente versatile e modulare, progettato per essere facilmente aggiornabile nel tempo con sensori anche molto eterogenei, adattandosi a nuove esigenze scientifiche e a futuri sviluppi tecnologici.

I dati raccolti dall’Osservatorio Profondo del Canyon Dohrn sono condivisi con le principali reti scientifiche europee, tra cui SeaDataNet ed EMODnet, contribuendo allo sviluppo della scienza aperta e collaborativa. Le informazioni sono accessibili attraverso una piattaforma dedicata all’osservatorio (https://tyr-obs.szn.it), dalla quale è possibile visualizzare in tempo reale dati e immagini e scaricare le serie storiche.

Le infrastrutture fisse della Stazione Zoologica Anton Dohrn, sostenute da progetti nazionali ed europei, rappresentano un punto di riferimento unico per lo studio, la tutela e la gestione sostenibile dell’ambiente marino, mettendo la ricerca scientifica al servizio della società.

 

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AVVISO INTERNO PER MANIFESTAZIONE D’INTERESSE PER L’AFFIDAMENTO DELL’INCARICO DI RESPONSABILE DELL’UFFICIO RELAZIONI INTERNAZIONALI - SUPPORTO ALLA PRESIDENZA E AL CDA AFFERENTE ALL’AREA AMMINISTRAZIONE GENERALE DELLA STAZIONE ZOOLOGICA ANTON DOHRN

Scadenza il 15.04.2026

Errata corrige Allegato A

Avviso

Allegato A

Allegato B

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Pubblicato il 31.03.2026

Aggiornato il 09/04/2026

Avvio procedura elezioni per la carica di componente del Consiglio Scientifico appartenente al personale ricercatori/tecnologi in servizio nell’Ente

Scadenza ore 12.00 del 20/04/2026

Avviso

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Pubblicato il 30.03.2026

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Behaviour rivela come i Marangoni utilizzino la topografia sottomarina per tendere imboscate alle loro prede. Il segreto è sfruttare tunnel e ombre per non farsi vedere

Gli uccelli marini sono da sempre considerati i signori dei cieli e della superficie, ma ciò che accade quando si immergono rimane, per gran parte, un mistero avvolto nel blu. Una nuova ricerca internazionale, guidata da esperti della Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con il Marine Research Institute dell'Università di Klaipėda, il gruppo Subacquei per la Scienza e l’Università degli Studi di Trieste, e pubblicata sulla rivista scientifica Behaviour (DOI: 10.1163/1568539X-bja10356), getta oggi nuova luce sulle straordinarie capacità tattiche del Marangone dal ciuffo mediterraneo (Gulosus aristotelis desmarestii).

La scoperta

Tradizionalmente, i marangoni e i cormorani sono stati descritti come "predatori ad inseguimento" o come cercatori che scovano prede nascoste sul fondale (strategia di prey-flushing). Tuttavia, lo studio documenta per la prima volta un comportamento all’apparenza più sofisticato: l'agguato sottomarino.

L'osservazione, avvenuta nelle acque cristalline di Is Arutas, in Sardegna, ha mostrato un giovane esemplare di Marangone interagire ripetutamente con strutture sottomarine specifiche. Questo uccello non si limitava a nuotare casualmente, ma utilizzava attivamente un tunnel sottomarino e una zona d'ombra sotto una scogliera come schermi naturali per avvicinarsi ai banchi di latterini (Atherina sp.) senza essere rilevato.

Una strategia in tre fasi

L'analisi dettagliata di quando documentato in video si presta a più interpretazioni, una di queste consente ai ricercatori di ipotizzare una strategia di caccia complessa, quasi "pianificata", che si articola in tre momenti distinti:

Herding (Radunamento): Il marangone insegue attivamente il banco di pesci, spingendolo verso barriere fisiche (come la riva) o in traiettorie prevedibili.

Ambush (L'Agguato): L'uccello si posiziona dietro un elemento del paesaggio sottomarino, sfruttando l'oscurità o la roccia per occultarsi, e lancia un attacco fulmineo a corto raggio.

Riposizionamento: Dopo l'attacco, il predatore riguadagna una posizione vantaggiosa per ricominciare la manovra.

"Questa evidenza suggerisce che questi uccelli, nonostante una visione sottomarina non eccelsa, siano in grado di compensare con una conoscenza tattica del territorio, trasformando il fondale in un alleato, in una trappola naturale, per catturare prede veloci," spiegano gli autori dello studio.

Interessante è anche la presenza di spigole (Dicentrarchus labrax) durante l'azione. Sebbene non sia stata registrata una cooperazione con questo pesce predatore come documentato in un'altra ricerca in Croazia, il loro movimento potrebbe influenzare lo spostamento dei pesci, facilitando il compito del giovane marangone dal ciuffo.

Di seguito il link al video "Marangone in strategia di pesca"

Dalla Scienza alla Citizen Science: Il Progetto #InVOLOinunMAREdiVIDEO

Questa scoperta non è nata in un laboratorio, ma grazie a un'osservazione sul campo, dimostrando quanto sia prezioso il contributo di chi vive il mare. Proprio su questa scia, la Stazione Zoologica Anton Dohrn lancia il progetto di Citizen Science: #InVOLOinunMAREdiVIDEO.

Coordinato dall'ornitologo Rosario Balestrieri e dall'etologo Piero Amodio, il progetto invita subacquei, pescatori in apnea e semplici appassionati di snorkeling a diventare parte attiva della ricerca scientifica.

L’Obiettivo: Raccogliere filmati subacquei di uccelli marini (cormorani, marangoni, berte, ecc.) per studiare le loro tecniche di pesca, le profondità raggiunte e le possibili interazioni sociali o interspecifiche.

Perché partecipare: Sappiamo che il pinguino imperatore scende oltre i 500 metri, ma cosa fanno i "nostri" uccelli nel Mediterraneo? Esistono vocalizzazioni subacquee? I giovani imparano osservando gli adulti?

Come contribuire: Chiunque possieda video – sia recenti che storici, girati in Italia o all'estero – può inviarli all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Ogni clip, anche di pochi secondi, può rappresentare un tassello mancante nel puzzle dell'etologia marina. La scienza non appartiene più solo agli accademici: oggi, dietro una maschera e una fotocamera, può nascondersi un importante collaboratore della ricerca internazionale.

Salvador, P., Amodio, P., Grech, D., Sponza, S., & Balestrieri, R. (2026). Do diving seabirds exploit landscape elements for underwater ambushing?. Behaviour (published online ahead of print 2026). https://doi.org/10.1163/1568539X-bja10356

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Il Consiglio Scientifico, grazie alla propria funzione di consulenza tecnica, rappresenta oggi per la Stazione Zoologica un ponte tra l’eredità storica di Anton Dohrn e una visione proiettata verso il futuro della biologia marina. Composto da un gruppo di esperti, esso opera come garante della qualità scientifica e come incubatore di idee, assicurando che ogni progetto non sia soltanto un esercizio accademico, ma un contributo concreto alla comprensione e alla tutela dei nostri mari.

Come previsto dallo Statuto vigente, il Consiglio Scientifico si riunisce annualmente; per il 2026 è stato deciso di includere nella programmazione la visita ad alcune sedi distaccate della Stazione Zoologica.

Dal 16 al 19 marzo 2026 si è svolta la riunione del Consiglio Scientifico di Istituto. I membri, Paul Falkowski, Paola Bonfante, André Le Bivic, Nicole Dubilier e Raffaella Casotti, si sono inizialmente riuniti a Napoli, per poi proseguire la visita istituzionale presso le sedi distaccate dell’Ente.

I lavori si sono aperti il 16 marzo presso il Museo Darwin-Dohrn, dove ha avuto luogo la prima seduta consiliare. L’incontro, introdotto dal Presidente della Stazione Zoologica, Professor Roberto Bassi, e dal Presidente del Consiglio Scientifico, Professor Paul Falkowski, ha visto la partecipazione dei Direttori di Dipartimento, che hanno illustrato le rispettive attività scientifiche attraverso relazioni e interventi tecnici di ricercatori afferenti alle diverse unità.

Nella giornata successiva, la delegazione si è recata presso il Sicily Marine Center, nella sede di Messina. La sessione è stata aperta dal Direttore di sede, dott.ssa Teresa Romeo, che ha coordinato gli interventi dei Principal Investigators (PI) relativi ai progetti attivi nelle sedi di Messina e Palermo. Per l’occasione, i ricercatori della sede di Palermo hanno raggiunto i colleghi di Messina, favorendo un confronto diretto con i membri del Consiglio Scientifico.

Il 18 marzo, concluse le ultime sessioni di lavoro, il Consiglio si è trasferito presso il Calabria Marine Centre - CRIMAC, nella sede di Amendolara, dove i membri hanno potuto visitare i laboratori e le strutture dell’Ente. Il Direttore, dott.ssa Teresa Romeo, insieme ai PI di progetto, ha illustrato gli obiettivi strategici e la missione scientifica della sede, evidenziando la rilevanza della sua posizione geografica per le attività di ricerca.

Il percorso itinerante del Consiglio Scientifico 2026 si è concluso formalmente in Calabria.

Si esprime un sentito ringraziamento a tutto il personale coinvolto e a quanti, con il proprio contributo organizzativo e scientifico, hanno reso possibile lo svolgimento delle attività.

 

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Rimozione di reti e attrezzi da pesca abbandonati in ambiente marino profondo: un intervento coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn nell’ambito del progetto europeo LIFE DREAM

 

Il Golfo di Napoli diventa teatro di una delle prime operazioni di restauro passivo di ecosistemi profondi mai realizzate nel Mediterraneo, attraverso la rimozione dei rifiuti marini dagli habitat a coralli e spugne.

L’iniziativa, coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN), che ne ha curato la pianificazione scientifica e operativa, rappresenta un passo pionieristico nella conservazione degli ambienti marini profondi, dove l’impatto degli attrezzi da pesca abbandonati mette a rischio la sopravvivenza di comunità uniche. Le operazioni si sono svolte durante la campagna oceanografica DEMETRA, a bordo della nave Gaia Blu del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nell’ambito del progetto europeo LIFE DREAM, coordinato dal CNR-ISMAR di Bologna. Il progetto si occupa di ripristinare habitat profondi e tutelarli grazie a un approccio multidisciplinare e all’uso di tecnologie d’avanguardia. Uno dei siti di intervento è appunto il Golfo di Napoli, dove il progetto ha instaurato una stretta collaborazione con l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno in diverse fasi operative.

Le attività hanno interessato due siti di grande valore ecologico: una secca rocciosa tra i 200 e i 300 metri di profondità, popolata da dense comunità di coralli neri (Antipatharia), e il Canyon Dohrn, ecosistema profondo di rilevanza eccezionale per la peculiarità delle comunità bentoniche, caratterizzate dalla presenza di coralli bianchi, ostriche centenarie e specie rare del Mediterraneo. Queste vere e proprie “foreste sommerse” creano intricate strutture tridimensionali che offrono rifugio e habitat a numerose specie marine.

Entrambi gli ecosistemi risultano gravemente compromessi dall’impatto degli attrezzi da pesca abbandonati: cime e lenze si avvolgono sulle colonie provocando abrasioni, danni fisiologici e riduzione della capacità riproduttiva, alterando conseguentemente le dinamiche ecologiche locali.

Le operazioni di rimozione vengono condotte mediante un ROV (Remotely Operated Vehicle), veicolo filoguidato capace di operare con precisione a elevate profondità. Dopo la mappatura visiva degli habitat, vengono tagliati e rimossi lenze, cime e frammenti di reti intrecciati ai coralli secondo protocolli rigorosi, per garantire la conservazione e l’integrità delle comunità bentoniche.

“I coralli neri sono organismi straordinari per la loro longevità eccezionale: alcuni esemplari superano i 2.000 anni nel Mediterraneo. Liberare questi ecosistemi dagli attrezzi da pesca abbandonati significa restituire respiro a vere e proprie foreste sommerse, che raccontano la storia del nostro mare e custodiscono il futuro della biodiversità”, spiega Frine Cardone, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn e responsabile dell’unità SZN del progetto LIFE DREAM.

Queste foreste profonde svolgono un ruolo ecologico cruciale: offrono habitat a una moltitudine di specie, regolano le dinamiche degli ecosistemi marini e rappresentano archivi naturali dei cambiamenti climatici e ambientali. La loro protezione equivale alla tutela di un patrimonio unico di biodiversità e memoria ecologica.

“Il Golfo di Napoli è un laboratorio naturale di eccezionale biodiversità”, aggiunge Cardone. “Proteggere questi habitat significa salvaguardare servizi ecosistemici essenziali e un patrimonio ecologico di valore inestimabile”.

La complessità delle operazioni è elevata: si opera in condizioni di scarsa visibilità e su fondali ricchi di strutture biogeniche delicate. Ogni intervento è preceduto da un’accurata mappatura video e da una valutazione dei rischi; gli attrezzi vengono recuperati o, se necessario, tagliati per neutralizzarne l’impatto ed evitare ulteriori danni.

L’avvio di interventi di restauro passivo rappresenta un passaggio cruciale nella gestione e tutela degli ecosistemi marini profondi. A differenza del restauro attivo, che prevede l’introduzione o il trapianto di organismi, il restauro passivo mira a rimuovere le pressioni e gli impatti diretti generati dalle attività umane, favorendo la rigenerazione naturale degli habitat. Nel caso degli ambienti profondi, questa strategia assume un valore particolare: le comunità che li popolano crescono lentamente e sono spesso costituite da organismi longevi, per i quali la rimozione del disturbo rappresenta la condizione essenziale per il recupero.

L’iniziativa segna così l’inizio di un percorso concreto per la riduzione del marine litter e degli attrezzi da pesca abbandonati, una delle principali minacce per la biodiversità bentonica e per la funzionalità ecologica dei mari profondi.

“Con LIFE DREAM puntiamo a proteggere e ripristinare gli ecosistemi profondi del Mediterraneo, in particolare le biocostruzioni a coralli, fondamentali per la biodiversità marina e il funzionamento degli oceani”, spiega Federica Foglini, Primo Tecnologo del CNR-ISMAR e coordinatrice del progetto.

“Grazie a sensori autonomi e a tecniche avanzate di restauro, monitoriamo la crescita dei coralli e i parametri ambientali, come correnti e temperatura, per comprendere i fattori che influenzano il recupero degli habitat profondi”, aggiunge Giorgio Castellan, ricercatore del CNR-ISMAR e capo missione della campagna DEMETRA. “L’obiettivo finale è supportare il ripristino degli ecosistemi e fornire dati fondamentali per estendere la rete di conservazione al mare profondo”.

Quest’attività rappresenta una azione pilota di ricerca e conservazione integrata, volta a ridurre l’impatto antropico e a rafforzare la resilienza del Mediterraneo, contribuendo concretamente alla protezione di un patrimonio naturale unico e ancora in gran parte inesplorato.

A testimonianza della volontà di tradurre la ricerca in stumenti concreti di governance, il progetto promuove anche un momento di confronto pubblico con il territorio. Il prossimo 4 marzo 2026, presso il Centro Congressi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (Sala B, via Partenope 36, Napoli), si terrà l’incontro “LIFE DREAM incontra il territorio”, organizzato dalla Prof.ssa Simonetta Fraschetti (Università Federico II).

L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di condivisione dei risultati finora raggiunti e, soprattutto, un momento di dialogo con le istituzioni regionali sulle possibili strategie di conservazione da adottare in Campania per la tutela degli ecosistemi profondi.

Interverranno:

Prof.ssa Simonetta Fraschetti, Università degli Studi di Napoli Federico II
Dott.ssa Federica Foglini, Coordinatrice del progetto
Dott.ssa Valentina Grande e Dr. Giorgio Castellan, CNR ISMAR
Dott.ssa Frine Cardone, Stazione Zoologica Anton Dohrn
Prof.ssa Emanuela Fanelli e Dott.ssa Zaira De Ros, Università Politecnica delle Marche
Stefania Valentini e Federico Gallas, Net European Consulting
Consulenti di Federpesca
Dr. Antonino Miccio, Direttore dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno

Apriranno l’incontro:

Claudia Pecoraro, Assessora all’Ambiente – Regione Campania
Andrea Morniroli, Assessore alle Politiche Sociali e alla Scuola – Regione Campania
Fiorella Saggese, Consigliera – Comune di Napoli

 

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