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The Winter School, sponsored by the National Biodiversity Future Center (NBFC), is organised by Ca’ Foscari University’s School for International Education (CFSIE) in collaboration with the Italian National Research Council’s Istituto di Scienze Marine (CNR-ISMAR) so as to provide definitions and tools for the understanding and management of the different components of the biodiversity as observed by the biologist, the climatologist, the social scientist, the economist
and others. The programme takes a widely interdisciplinary approach, will investigate the following questions:

● What is biodiversity?
● How can it be measured nowadays, and its changes determined with respect to the
“natural” state of the environment?
● What are the ecosystem services provided by the biota and their effects on human
health, food production and energy supply?
● How is biodiversity conservation regulated by law?
The Program Director is Assistant Professor Corinna Guerra (Historian of Science, Department
of Philosophy and Cultural Heritage, Ca’ Foscari University).

Biodiversity is one of the most frequently used terms in today’s scientific and public discourse, yet its meaning often shifts depending on the speaker’s background, expertise, and societal role. As global environmental challenges intensify, it has become increasingly clear that no single disciplinary perspective is sufficient to address the conservation and management of biodiversity.

To meet this need, the 2nd edition of the Winter School on Biodiversity offers an interdisciplinary programme designed to illuminate the multiple dimensions of biodiversity through the lenses of biology, climatology, social sciences, economics, and more. Participants will gain the conceptual frameworks and practical tools needed to understand and manage the various components of biodiversity in the context of rapidly changing environmental and social landscapes.

Apply by December 9th, and join us in February 2026 in Venice, Italy: Call for Applications 2026 edition.

For further details and registration, please visit the official page: Winter School on Biodiversity.

 

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L’Accademia Nazionale dei Lincei ha annunciato l’apertura delle candidature per il Premio Straordinario «Antonio Feltrinelli», destinato a riconoscere un’impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario a favore della popolazione di Gaza. Il premio è stato approvato nella seduta dell’Adunanza a Classi Riunite del 13 novembre 2024.

Il nostro Ente invita ricercatori, istituzioni e realtà impegnate in iniziative umanitarie a presentare la propria candidatura o a segnalare soggetti meritevoli.

Scadenza per la presentazione delle domande: 5 gennaio 2026

Le domande dovranno essere presentate tramite la Scheda di presentazione e devono essere trasmesse esclusivamente via email al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Per ulteriori informazioni sul premio e sui requisiti di partecipazione è possibile consultare la sezione dedicata ai premi e alle borse di studio sul sito dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Lunedì 1° dicembre 2025 avrà luogo il secondo incontro del ciclo “Storie di vita - Storie di scienza: scienziate e scienziati si raccontano”: una serie di incontri con scienziati di fama internazionale che racconteranno la loro esperienza umana e di ricerca al pubblico, ed in particolare agli studenti del Liceo Giordano Bruno di Arzano, che collabora all’iniziativa congiuntamente agli Amici dell’Acquario e alla Fondazione Dohrn.

La protagonista dell’incontro è Angela Falciatore, biologa italiana che riveste il ruolo di Direttrice di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche francese, responsabile dell’unità “Biologia del cloroplasto e percezione della luce nelle microalghe” presso l’Institut de Biologie Physico-Chimique” di Parigi.

È una delle massime studiose delle Diatomee, microalghe marine responsabili di una parte significativa della fotosintesi oceanica e del 20–25% della produzione primaria globale. La ricerca sulle diatomee è cruciale per comprendere e proteggere gli equilibri ecologici del nostro pianeta, perché esse costituiscono la base della catena alimentare marina e svolgono un ruolo cruciale nel sequestro del carbonio atmosferico. Falciatore ha apportato contributi fondamentali alla comprensione dei meccanismi con i quali le diatomee si adattano alla luce, in particolar modo la scoperta dell’orologio circadiano che è alla base della loro capacità di adattamento.

Il programma dell’incontro del 1° dicembre è articolato in due momenti. La mattina (ore 10:00 – 12.00) la nostra ospite incontrerà gli studenti ad Arzano, nell’Aula Magna del Liceo Giordano Bruno.
Nel pomeriggio (ore 17.00) ci introdurrà alla sua personale storia di vita e di scienza e risponderà alle domande dei ricercatori e di tutti gli interessati nella Sala Polifunzionale del Museo Darwin-Dohrn.

 

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Napoli, 20 novembre 2025 – I risultati di un innovativo studio sulla riproduzione sessuata delle diatomee negli oceani sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature Communications. La ricerca, condotta dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con l’Università di Ghent (Belgio), rappresenta un esempio d’eccellenza nell’integrazione tra esperimenti di laboratorio e analisi genomiche su campioni raccolti direttamente negli ecosistemi marini.

Le diatomee sono microalghe unicellulari fotosintetiche fondamentali per il funzionamento delle reti trofiche marine e delle acque interne: svolgono un ruolo ecologico paragonabile a quello dei pascoli e delle foreste negli ambienti terrestri. Il loro ciclo vitale è tuttavia peculiare. A ogni divisione cellulare le cellule si rimpiccioliscono, e solo attraverso la riproduzione sessuata possono ristabilire la loro dimensione originaria. Osservare questa fase, estremamente breve ma essenziale, è quasi impossibile nei campioni d’acqua marina.

«Gli studi condotti su una serie di diatomee modello in condizioni controllate – spiega Mariella Ferrante, coordinatrice del team della Stazione Zoologica – ci hanno permesso di identificare i meccanismi molecolari che regolano la riproduzione sessuata e di individuare un insieme di geni condivisi da diverse specie.»

La seconda parte del lavoro, illustrata da Lucia Campese, esperta in analisi metagenomiche e prima autrice della pubblicazione insieme a Gust Bilcke, ha riguardato la ricerca di questi geni marcatori in decine di dataset genomici globali ottenuti nel quadro della spedizione TARA Oceans.

Grazie a questo approccio, il team è riuscito a risolvere un enigma di lunga data: perché osserviamo così raramente la riproduzione sessuata delle diatomee in mare? I dati genomici dimostrano che questa fase è molto più diffusa di quanto si pensasse. Oltre a ristabilire le dimensioni cellulari e garantire la continuità della specie, la riproduzione sessuata favorisce la ricombinazione genetica, contribuendo alla diversificazione delle popolazioni.

Questa scoperta apre nuove prospettive per comprendere come le condizioni ambientali influenzino la frequenza della riproduzione sessuata nelle diverse specie di diatomee, per studiare la struttura genetica delle popolazioni naturali e per approfondire i meccanismi alla base della loro capacità di adattamento e della loro straordinaria diversità.

L’articolo è disponibile al seguente link https://rdcu.be/ePXMP

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Una catena di cellule del genere Chaetoceros (a), cellule in cui si stanno formando i gameti maschili (b) ed una cellula uovo (c). Catene di cellule del genere Fragilariopsis (d, e) ed un’auxospora (f), ovvero il prodotto della coniugazione dei gameti in cui si formerà la cellula di massime dimensioni.

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Oltre 87.000 ore di dati per studiare i cambiamenti nel Golfo di Napoli: le serie storiche delle MEDA a supporto dei team dell’America’s Cup 2027

La Stazione Zoologica Anton Dohrn celebra un traguardo importante: dieci anni di attività (15 novembre 2015 - 15 novembre 2025) continuativa delle proprie infrastrutture di ricerca fisse a mare, veri e propri osservatori permanenti che rappresentano un punto di riferimento nazionale e internazionale per lo studio e la tutela dell’ambiente marino.

Le boe oceanografiche MEDA A e MEDA B, posizionate nei pressi del pontile di Bagnoli e nel tratto di mare di fronte alla Villa Comunale, insieme alle stazioni di Li Galli e Punta Licosa (installate successivamente), gestite dal Dipartimento RIMAR, operano da dieci anni in aree strategiche del Tirreno centrale, raccogliendo dati fisici, chimici e biologici del mare.

Grazie a una strumentazione multiparametrica avanzata, queste piattaforme forniscono informazioni preziose sullo stato e sull’evoluzione degli ecosistemi marini, misurando parametri come temperatura, salinità, correnti e moto ondoso. Questi dati consentono di monitorare fenomeni chiave come ondate di calore marine, tempeste e le variazioni di lungo periodo legate ai cambiamenti climatici.

Disporre di osservatori permanenti in mare significa poter contare su dati affidabili e continui, essenziali per comprendere i processi che regolano la vita negli oceani. Questo ci permette di migliorare i modelli previsionali e supportare decisioni di gestione sostenibile delle risorse marine e di comprendere gli effetti del riscaldamento globale e, nello specifico, i cambiamenti che si verificano nel Golfo di Napoli e nel Tirreno centrale”- spiega Augusto Passarelli, responsabile delle infrastrutture a mare della SZN.

Nel corso di questi dieci anni di attività, sono state registrate circa 87.600 ore di acquisizione dati, un patrimonio scientifico di enorme valore che ha permesso di monitorare le variazioni nell’area del Golfo di Napoli e di indagare gli eventi estremi che interessano il nostro mare.
Le acquisizioni dei parametri fisici, come temperatura e salinità sull’intera colonna d’acqua, hanno consentito di osservare cambiamenti non solo a livello superficiale, ma anche in profondità:

Un trend di aumento delle temperature è stato riscontrato anche nelle acquisizioni sul fondo, a 17,5 metri di profondità” – aggiunge Passarelli.

Grazie ai dati acquisiti dalle MEDA, i ricercatori hanno potuto analizzare le mareggiate e gli eventi estremi, individuando le condizioni che possono portare a eventi con elevato rischio di danni alle infrastrutture costiere, come accaduto durante la mareggiata del 2022. I risultati di questi studi sono stati pubblicati su diverse riviste scientifiche indicizzate, contribuendo in modo significativo alla conoscenza dei processi oceanografici del Golfo di Napoli.

La serie decennale delle correnti e dei parametri meteorologici è stata inoltre messa a disposizione dei team dell’America’s Cup 2027, che la utilizzeranno per la caratterizzazione della dinamica superficiale nell’area di gara.

I dati raccolti sono condivisi con le principali reti scientifiche europee, tra cui SeaDataNet ed EMODnet, contribuendo alla crescita della scienza aperta e collaborativa. Presto questi stessi dati saranno accessibili a tutti, anche ai singoli cittadini: il team di ricerca è infatti al lavoro sulla creazione di una piattaforma aperta e liberamente consultabile, da cui sarà possibile visualizzare in tempo reale e scaricare i dati storici, citandone la fonte.

Le infrastrutture fisse della Stazione Zoologica Anton Dohrn — sostenute da progetti nazionali ed europei — rappresentano oggi un patrimonio di conoscenze unico, al servizio della ricerca e della società, per un futuro più sostenibile dei nostri mari.

 

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From October 27-30, 2025, the II International School “The Systems Biology approach to discover marine life: from a big eye to a microscopic picture” was held at the Zoological Station of Naples (SZN) and the Darwin-Dohrn Museum. It was organized by six SZN staff members from three different Departments:

-      - Ecosustainable Marine Biotechnology Department: Dr. Valeria di Dato, Dr. Ida Orefice, Dr. Angela Sardo, Dr. Arianna Smerilli;

-       - Biology and Evolution of Marine Organisms Department: Dr. Rossella Annunziata;

-      -  Integrative Marine Ecology Department: Dr. Lucia Campese

During the summer school, four distinct sessions were offered, each led by highly esteemed experts in their respective fields. The sessions included:

  • Biodiversity and Ecological Interactions
  • Omics Approaches for Systems Biology
  • Evolutionary Genomics and EcoEvoDevo
  • Biotech Applications/Synthetic Biology

Each session was structured into two main components: theoretical lessons in the morning, followed by practical sessions in the afternoon that focused on applying the concepts learned earlier in the day.

The school aimed to provide a comprehensive understanding of biological systems through an interdisciplinary approach, integrating various scientific areas with technological, experimental, and bioinformatic skills. Building on this holistic perspective, the school offered participants both basic and advanced knowledge in Biodiversity, Ecological Interactions, Evolutionary Genomics, and Omics disciplines. This integrated approach was applied to ocean studies for EcoEvoDevo research and Biotech applications.

Thirty-one students from nearly every part of the world attended the school in a highly stimulating and interactive manner.

Throughout the duration of the school, we had the pleasure of hosting teachers of exceptional scientific importance, both external and affiliated with the A. Dohrn Zoological Station. The historic location of the Zoological Station, along with the Darwin-Dohrn Museum and the Naples Aquarium, provided a delightful setting for the event.

 

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La liberazione è in programma mercoledì 12 novembre a Praiano, in costiera amalfitana

Portici (Na), 10 novembre 2025 – Mercoledì 12 novembre, Saphira, giovane esemplare di Lepidochelys kempii, la tartaruga marina più rara al mondo, sarà reintrodotta in natura nelle acque antistanti Praiano, in Costiera Amalfitana, dove era stata soccorsa lo scorso giugno in condizioni critiche.

Il recupero era stato possibile grazie all’intervento dell’equipaggio del Plaghia Charter, coordinato da Domenico Sgambati e Alba Fagnano, a seguito di una segnalazione ricevuta dall’Area Marina Protetta Punta Campanella. L’animale, fortemente debilitato e disorientato, era stato quindi trasferito d’urgenza al Turtle Point di Portici (Na), centro specializzato nella cura delle tartarughe marine gestito dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn.

Saphira presentava un nuoto sbilanciato, uno stato di grave emaciazione e diverse ferite, tra cui una particolarmente preoccupante sulla testa. Fortunatamente, le indagini di Tomografia Computerizzata (CT) eseguite presso il Centro Interdipartimentale di Radiologia Veterinaria (CIRV), sotto il coordinamento del prof. Meomartino, hanno escluso danni cerebrali. Successivamente, l’esemplare è stato sottoposto a ulteriori esami neurologici e oftalmologici, condotti dalla prof.ssa Barbara Lamagna del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Napoli Federico II, che hanno confermato l’assenza di deficit residui.

Durante la degenza presso il Turtle Point è stato possibile confermare la presenza di grandi quantità di plastica ingerita, tra cui spugne sintetiche e frammenti di materiali vari, che avevano causato una costipazione intestinale e un falso senso di sazietà, contribuendo ad aggravare lo stato di denutrizione dell’esemplare.

L’ingestione accidentale di plastica è tra le cause più frequenti di ricovero, spesso accompagnata da altre problematiche”, spiega il dott. Andrea Affuso, veterinario responsabile del Turtle Point, “la riscontriamo in oltre l’85% degli esemplari ospedalizzati. Dopo aver escluso la presenza di altre patologie, grazie a un protocollo di riabilitazione alimentare e fisioterapica svolto nel nostro canale di nuoto, una struttura unica nel suo genere, abbiamo gradualmente ristabilito le condizioni di Saphira, preparandola al rilascio.”

Ma Saphira non tornerà in mare da sola. Grazie alla collaborazione con Sea Shepherd Italia e IMilani società benefit, sarà dotata di un trasmettitore satellitare FastLoc GPS che permetterà di monitorarne gli spostamenti e raccogliere dati preziosi sul comportamento della specie nel Mediterraneo.

“Saphira è un giovane esemplare della più rara specie di tartaruga marina”, afferma Sandra Hochscheid, Primo Ricercatore e referente del Gruppo Ricerche Tartarughe Marine della Stazione Zoologica. “Questi animali si riproducono lungo le coste del Golfo del Messico e compiono migrazioni oceaniche straordinarie. In rarissimi casi raggiungono il Mediterraneo, ma cosa facciano una volta entrati nel nostro mare è ancora poco noto. I dati di telemetria satellitare sono scarsi: solo due esemplari sono stati monitorati finora, e solo uno nel Mediterraneo occidentale. Grazie a Saphira, potremo colmare parte di questa lacuna e contribuire alla comprensione dell’ecologica della specie.

Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia Onlus, dichiara: "Saphira non è solo una tartaruga che torna al mare: è un simbolo di resilienza e di alleanza tra scienza, tecnologia e azione diretta. Ogni volta che un animale come lei riprende a nuotare libero, ricordiamo che la salute degli oceani e quella dell’umanità sono inseparabili. Il trasmettitore satellitare che porterà con sé, reso possibile grazie al supporto di IMilani Società Benefit, non è un ponte tra mondi: quello degli scienziati che studiano e quello di chi, come noi, ogni giorno difende sul campo gli ecosistemi marini. 

Sea Shepherd è nata per proteggere la vita del mare, e collaborazioni come questa con la Stazione Zoologica Anton Dohrn e con partner etici come IMilani dimostrano che la scienza, l’impresa responsabile e la conservazione possono navigare nella stessa direzione. Quando Saphira tornerà a tuffarsi, il suo viaggio parlerà per tutti noi: il mare può guarire, se impariamo ad ascoltarlo e a difenderlo con la stessa forza con cui lui, da sempre, sostiene la nostra vita”.

Il rilascio avverrà dalla spiaggia di Praiano, con il supporto dell’Amministrazione locale. Il ritorno in mare di Saphira rappresenta un momento di speranza e responsabilità: un’occasione per sensibilizzare la comunità, promuovere la tutela ambientale e sostenere la ricerca scientifica. Un segnale concreto che collaborazione e impegno condiviso possono fare la differenza per il futuro delle specie marine.

 

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La ricerca internazionale, finanziata dallo Human Frontiers Science Program e condotta nel laboratorio di Maria Ina Arnone, svela che il corpo del riccio di mare è organizzato come una testa

 

sea urchin Paracentrotus lividusI ricci di mare rivelano una sorprendente organizzazione “tutto-cervello”: Il riccio di mare è come una testa, con un’organizzazione corporea simile a quella del cervello e un’identità molecolare simile a quella della retina dei vertebrati.
Un nuovo studio, finanziato dallo Human Frontiers Science Program e condotto nel laboratorio di Maria Ina Arnone presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn (Italia), in collaborazione con ricercatori del Museum für Naturkunde di Berlino (Germania), del Laboratoire de Biologie du Développement de Villefranche-sur-Mer (Francia) e dell’Institut de Génomique Fonctionnelle de Lyon (Francia), ha rivelato un’inaspettata complessità nel sistema nervoso dei ricci di mare negli stadi post-metamorfici, mettendo in discussione convinzioni di lunga data su questi animali prima considerati “senza cervello”.

Per quasi un secolo, i ricci di mare hanno rappresentato un sistema sperimentale fondamentale per la biologia dello sviluppo, aiutando gli scienziati a svelare i misteri dello sviluppo embrionale, della morfogenesi e della regolazione genica. Una caratteristica interessante della maggior parte degli echinodermi e dei ricci di mare studiati fino ad oggi è che le loro fasi di vita embrionale e adulta sono separate da una fase larvale planctonica. L’organizzazione del piano corporeo dei ricci subisce un cambiamento radicale tra le due fasi di vita: le larve sono a simmetria bilaterale, mentre gli adulti mostrano una simmetria pentaradiale.

Per studiare la base genetica di questi cambiamenti, abbiamo concentrato la nostra attenzione su una fase poco studiata della vita del riccio di mare: la fase giovanile, immediatamente successiva alla metamorfosi.

Le domande aperte riguardanti la transizione del piano corporeo del riccio di mare erano: come può uno stesso genoma di un animale dare origine a due piani corporei distinti e radicalmente diversi, prima e dopo la metamorfosi? Questi due piani corporei differenti sono composti dagli stessi tipi cellulari?

Utilizzando il sequenziamento dell’RNA a singolo nucleo (snRNA-seq) e la mappatura spaziale fluorescente dell’espressione genica, abbiamo identificato tipi cellulari in comune tra le fasi larvale e giovanile (cellule scheletriche, digestive, pancreatiche, muscolari e immunitarie), nonché tipi cellulari presenti solo nei giovani post-metamorfici, tra cui i neuroni e il sistema vascolare acquifero, una componente funzionale della locomozione negli echinodermi.

Attraverso l’analisi dell’espressione genica, abbiamo inoltre scoperto che il piano corporeo del riccio di mare giovanile è simile ad una testa, rispecchiando i recenti risultati ottenuti anche in stelle marine e ofiure. I geni che definiscono l’asse antero-posteriore, usati solitamente per distinguere le regioni della testa e del tronco negli animali a simmetria bilaterale, hanno mostrato che gran parte del corpo del riccio di mare esprime geni associati alla testa, mentre l’espressione dei geni del “tronco” è confinata agli organi interni, come l’apparato digerente e il sistema vascolare acquifero. Pertanto, i ricci di mare non possiedono una vera regione del tronco.

Tra i risultati più sorprendenti figura la grande diversità e distribuzione dei neuroni. Centinaia di tipi neuronali esprimono sia marcatori genici “cefalici” tipici degli echinodermi, sia geni conservati del sistema nervoso centrale (SNC) dei vertebrati, suggerendo che i ricci di mare possiedano un’architettura neurale integrata, simile a un cervello, piuttosto che una semplice rete nervosa decentralizzata.

Nel complesso, i nostri risultati ci hanno portato a ipotizzare che questi invertebrati marini possiedano un’organizzazione “tutto-cervello”, una rete neurale diffusa in tutto il corpo che esprime molti degli stessi geni presenti nel SNC dei vertebrati.
Aggiungendo un ulteriore livello di complessità, abbiamo identificato una ricca gamma di cellule fotorecettrici (PRC) che esprimono molteplici opsine, indicando che gran parte del sistema nervoso del riccio di mare è altamente fotosensibile e probabilmente controllato dalla luce.

Tra queste PRC, abbiamo anche trovato un tipo cellulare che co-esprime due tipi distinti di opsine: una responsabile della visione (melanopsina) in molti invertebrati e un’altra potenzialmente coinvolta nella regolazione spettrale (Go-opsina), suggerendo una visione più sofisticata di quanto si fosse precedentemente ipotizzato in questo animale.
Nel complesso, il nostro studio mette in discussione le convinzioni di lunga data sulla semplicità del sistema nervoso degli echinodermi. I nostri risultati offrono nuovi spunti per comprendere come sistemi nervosi e visivi complessi possano evolversi senza un cervello o occhi veri e propri.


Periklis Paganos, Jack Ullrich-Lüter, Maria Ina Arnone

Risultati principali:

L’identificazione completa dei tipi cellulari post-metamorfici nei ricci di mare giovanili.
La scoperta di tipi cellulari sia conservati durante sviluppo che nuovi (cioè emersi durante la metamorfosi).
L’evidenza che il piano corporeo del riccio di mare è prevalentemente simile a una testa, con i geni del tronco limitati agli organi interni.
L’identificazione di centinaia di tipi neuronali che esprimono geni del sistema nervoso centrale simili a quelli dei vertebrati, a sostegno dell’organizzazione “tutto-cervello”.
La diffusa fotosensibilità nel sistema nervoso, basata sull’espressione delle opsine.

 summary of results for press release

ricci di mare alla Stazione Zoologica

 

Il personale della Stazione Zoologica Anton Dohrn che ha partecipato all’assemblea lo scorso luglio in sala Donato Marino, ha redatto la dichiarazione allegata sulla triste questione palestinese (sottoscritta da 116 colleghi strutturati su un totale di 274 unità di personale a tempo indeterminato e determinato e da 27 tra assegnisti, borsisti e dottorandi) a seguito dell’Assemblea del Personale dell’Ente.

Per rispondere alle preoccupazioni del nostro personale e di quello di altri Enti Pubblici di Ricerca, il COPER (Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca) ha deliberato di istituire un sistema di aiuti per ricercatori palestinesi e libanesi al fine di poterli ospitare presso le strutture di ricerca italiane.

Il COPER sta anche organizzando un sistema di identificazione dei ricercatori e studenti bisognosi di aiuto, le modalità di entrata in Italia e la quantificazione delle spese da sostenere per ciascun rifugiato. Ciascun ente di ricerca contribuirà poi in base alle sue disponibilità di bilancio. Pertanto il CdA dell’Ente discuterà circa la partecipazione della Stazione Zoologica a questo fondo.

Il COPER ha anche promosso una dichiarazione che condividiamo assieme a quella predisposta dal Personale della Stazione Zoologica.

 

In allegato i documenti redatti: 

SZN a sostegno dei diritti umani in Palestina

Gaza_Comunicato Ente Coper 

 

Si chiude oggi alla Stazione Zoologica Anton Dohrn il summit “Governare la Ricerca: dalla semplificazione della 218/16 alla capacità di cambiamento

Napoli, 24 ottobre 2025 – Si è conclusa oggi con grande partecipazione la Summer School CODIGER 2025, promossa dalla Conferenza Permanente dei Direttori Generali degli Enti Pubblici di Ricerca Italiani (CODIGER) e dedicata al tema “Governare la Ricerca: dalla semplificazione del 218/16 alla capacità di cambiamento”.

3Dal 22 al 24 ottobre, nelle prestigiose sedi dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte - INAF e della Stazione Zoologica “Anton Dohrn”, Direttori Generali, rappresentanti istituzionali, accademici ed esperti del settore hanno approfondito le sfide della governance, della performance e dell’innovazione organizzativa nella ricerca pubblica italiana.

Le tre giornate di lavori hanno offerto momenti di confronto di alto livello con la partecipazione di rappresentanti della Funzione Pubblica, del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), dell’ANVUR, delle organizzazioni sindacali e del mondo universitario, in un dialogo aperto sul futuro del sistema della ricerca pubblica.

Partendo dall’esperienza maturata in questi anni di applicazione del particolare regime di autonomia riconosciuto dal D.Lgs. 218/2016, sono state affrontate le sfide legate alla crescita organizzativa degli Enti di ricerca, con particolare attenzione ai temi del nuovo ordinamento professionale, della performance e della creazione di valore pubblico nella ricerca, della formazione e dell’innovazione organizzativa, della sicurezza dei dati, della sostenibilità energetica ed economica.

L’evento conferma il ruolo della CODIGER come luogo di collaborazione e innovazione gestionale al servizio della comunità scientifica, nel segno dei valori di uguaglianza, condivisione, integrità e sinergia.

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La CODIGER è un’associazione autonoma e senza fini di lucro fondata il 21 settembre 1994 con l’obiettivo di coordinare l’azione degli Enti Pubblici di Ricerca Italiana. L’Associazione si fonda sui valori di uguaglianza, condivisione, innovazione, integrità, trasparenza e sinergia, con l'obiettivo di guidare le scelte specifiche attraverso la collaborazione tra individui e organizzazioni. Promuove studi e ricerche sulla gestione degli Enti Pubblici di Ricerca, affrontando temi come l'interpretazione delle norme legislative e regolamentari, lo sviluppo dell'autonomia, l'organizzazione e la programmazione delle attività, nonché il governo delle risorse economiche e dei flussi finanziari.

 

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